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D’improvviso lo avvolse una luce dal cielo (At 9,3)
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mercoledì 4 maggio 2016

La storia di Matteo Pio Colella


IL MIRACOLO DECISIVO CHE SANTIFICO’ PADRE PIO

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In una fredda mattina del 20 gennaio 2000, Matteo Pio Colella, un bambino di sette anni che vive a San Giovanni Rotondo, va tranquillamente a scuola come ogni giorno. Ma la maestra Concetta si accorge dopo qualche ora che il bimbo sta male (brividi, testa inclinata verso il banco, incapacità di parlare). Vengono chiamati subito i genitori. Matteo ha la febbre a 40° e comincia a vomitare. Alle 20.30 della sera, quando il bambino non riconosce più la madre, si decide il ricovero immediato alla Casa Sollievo della Sofferenza, l’ospedale di Padre Pio dove il padre di Matteo, Antonio, lavora come medico. 

Le sue condizioni però appaiono subito disperate. Viene fatta una diagnosi di meningite fulminante. Nel giro di qualche ora il quadro si fa devastante: meningite acuta con andamento rapidamente progressivo per il determinarsi di uno shock settico e profonda compromissione degli apparati cardiocircolatorio, renale, respiratorio, emocoagulativo, con acidosi metabolica. 
Il bimbo viene portato in rianimazione. In pratica fin dal primo giorno vari organi vitali sono risultati compromessi. Nel giro di poche ore, al mattino del 21 gennaio, la situazione precipita drammaticamente con “uno stato collassiale, ipertermia, difficoltà respiratoria per desaturazione di ossigeno”. Si manifestano “segni quali cianosi intensa, edema polmonare, gravissima bradicardia per la grave ipossemia e acidosi metabolica”.

I medici ormai disperati si affannano e si agitano attorno al bambino, aumentando al massimo i dosaggi farmaceutici, ma il grave collasso cardiocircolatorio, la difficoltà a ossigenarsi nonostante la ventilazione meccanica, la sofferenza renale e la grave alterazione del sangue, fanno ormai pensare al peggio. Appare tutto inutile. Uno dei dottori – dopo essersi prodigato in ogni modo – a un certo momento, desolato, si ferma e dice: “Ragazzi, non c’è più nulla da fare, il bambino non si riprende”. Si toglie i guanti, va a lavarsi le mani e torna al fianco del fanciullo, con la dottoressa Salvatore, a guardare, ormai impotente, il piccolo Matteo. La dottoressa a questo punto incita a fare un ultimo, disperatissimo tentativo, come farebbe un padre di fronte al figlio. Fu così iniettata una forte dose di adrenalina che sortì qualche piccolo effetto, ma senza poter assolutamente cambiare la situazione ormai tragica del bambino. Il decesso era atteso da un momento all’altro.


Si legge negli atti del processo di canonizzazione di padre Pio: “Il dottor Violi passando in rassegna la fisiopatologia di questa devastante sindrome, ha dimostrato come quando gli organi insufficienti sono in numero superiore a cinque, le varie terapie impiegate risultano inutili, o comunque non hanno mai risolto alcun caso. Non risulta che nella letteratura internazionale ci sia alcun sopravvissuto affetto da tale patologia come quella del piccolo Matteo Pio Colella. Insomma non viene descritta alcuna sopravvivenza, infatti in tal caso la mortalità è del 100 per cento”. 

La madre, il padre, i familiari sono da anni Devoti di Padre Pio. Si mette in moto una grande catena umana di preghiere a Padre Pio affinché interceda. La mamma del bambino, raggiunta al telefono dalla maestra che chiede di sapere, riesce solo a dire, con la voce strozzata dalle lacrime: “Preghiamo Padre Pio, perché stiamo perdendo Matteo, solo Padre Pio può salvarlo”. Anche tutti i bambini della scuola iniziano a invocare Padre Pio. Così i frati, i parenti, gli amici, gli stessi medici e gli infermieri della “Casa Sollievo della Sofferenza”. Qualche parente addirittura si riavvicina a Dio per implorare il miracolo per il piccolo Matteo. Si susseguono in quelle ore concitate le visite alla tomba di padre Pio, i rosari, le reliquie portate a contatto con il bambino, le lacrime e le invocazioni accorate.

E la mattina del 21 gennaio “improvvisamente accade qualcosa di straordinario e con l’incredulità di tutti”, perché “gli organi del bambino riprendono a funzionare”. C’è clamore, commozione, stupore.
Il fenomeno è doppiamente sorprendente, perché già le speranze di sopravvivenza erano pari a zero, ma – nel caso remoto di sopravvivenza – certi erano i gravi danni cerebrali e renali che il bimbo avrebbe comunque riportato. Invece qua il bambino, dopo essere stato dieci giorni sedato e curarizzato, addirittura il 31 gennaio si sveglia, guarda medici e infermieri e dice: “voglio il gelato”. Poi comincia a scherzare con loro. 

Domenica 6 febbraio il piccolo – ancora in rianimazione – guarda tranquillamente la televisione e gioca alla play-station (introdotta “per la prima volta nella storia della medicina” in rianimazione perché i medici sono interessati a vedere “la risposta intellettiva” del fanciullo). I medici - ovviamente felici - si trovano davanti a qualcosa di inaudito, sconcertante. I genitori e gli amici in una gioia travolgente. Tutti i medici hanno dichiarato l’inspiegabilità scientifica della guarigione (e della mancanza di danni). Uno per tutti, il Dottor Alessandro Villella: “Non sono in grado di spiegare scientificamente la completa guarigione del piccolo Matteo Colella, senza dover pensare che possa esservi stato un intervento soprannaturale”. 




Molto bella è la testimonianza data dalla madre al postulatore della causa di canonizzazione di Padre Pio: “Qualunque sarà la decisione degli uomini su questo caso, la mia convinzione profonda di mamma e di credente rimarrà che mio figlio è tornato a noi perché il Signore immeritatamente ce l’ha restituito, è intervenuto a consolarci nella sua immensa misericordia, con l’intercessione del nostro caro Padre Pio”. La signora riferisce di segni inequivocabili della vicinanza del padre (per esempio un intenso “dolcissimo e gioioso” profumo di rose e viole da lei avvertito) e aggiunge: “Solo il Signore sa il senso di tutto ciò che è accaduto alla nostra famiglia. La mia certezza è che Egli ci è stato vicino e ci ha benedetti, grazie anche alla intercessione e alla preghiera amorevole di Padre Pio che, della sua missione sulla terra, diceva: ‘Come sacerdote la mia è una missione di propiziazione: propiziare Iddio nei confronti dell’umana famiglia’. E così è stato, caro Padre Pio, ci hai abbracciati nella prova e ci hai raccomandati a Dio”.

E il piccolo Matteo? Ricorda nulla di quelle ore di incoscienza? Per la medicina egli non doveva sentire, né vedere nulla, tantomeno ricordare qualcosa. Ma interpellato subito dopo il suo risveglio, Matteo riferì invece un ricordo molto preciso e sconvolgente: “Durante il sonno io non ero solo. Ho visto un vecchio. Mi sono visto da lontano, in questo letto, attraverso un buco tondo. Io ero vicino ai macchinari e un vecchio con la barba bianca e vestito lungo e marrone, mi ha dato la mano destra e mi ha detto: ‘Matteo, non ti preoccupare, tu presto guarirai’, e mi sorrideva”. Inoltre Matteo dice di aver visto tre angeli dai visi luminosi e di aver guarito insieme a Padre Pio un bambino dagli occhi celesti-verdi e i capelli neri che stava in un ospedale a Roma: "la mamma mi ha chiesto: come sei andato a Roma? E io ho risposto: ho fatto una specie di volo con Padre Pio che mi teneva la mano e mi ha parlato con la mente, e quando siamo arrivati mi ha chiesto: ‘Vuoi guarirlo tu?’. E io ho detto: come si fa? Così, con la forza di volontà. La mamma mi ha chiesto: come hai capito che eri a Roma? Ho riconosciuto il Luna Park dove ero andato con zio Giovanni"


da Antonio Socci: "Il segreto di Padre Pio"

venerdì 10 aprile 2015

La testimonianza di Abbée De Robert


"LA VITA E' UNA LOTTA 
MA ESSA CONDUCE ALLA LUCE"

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Ho incontrato Padre Pio nel 1955, e senza aver chiesto niente, lui mi ha preso come figlio spirituale e mi ha detto: "Tu sei il figlio del mio cuore e ti prometto assistenza, sempre e dovunque". Ha ripetuto due volte queste parole... 

Poi, in ogni momento eccezionale della mia vita, ricevevo sempre una cartolina mandata dal superiore, stampata: "Padre Pio, prega secondo le tue intenzioni, prega..." Ed aveva sempre due righe scritte a mano. Per esempio un giorno quando facevo il militare, perché' in Francia noi preti facciamo il militare, sono andato in Algeria (La guerra in Algeria) e padre Pio mi aveva avvertito, diciamo con questa cartolina: un giorno ho ricevuto in Algeria una cartolina stampata cosi' e con due righe: "LA VITA E' UNA LOTTA MA ESSA CONDUCE ALLA LUCE". Lotta e luce sottolineati...

Un giorno, o meglio una sera, un commando del Fronte di Liberazione Nazionale d'Algeria attacco' il nostro villaggio e presto io fui preso e mi misero davanti ad una porta insieme ad altri 5 militari, e la' fummo fucilati. Immediatamente io feci l'esperienza strana della DECORPORAZIONE: vidi il mio corpo accanto a me, steso sanguinante, in mezzo ai miei compagni militari, essi pure uccisi e cominciai un'ascensione curiosa, una sorte di tunnel.

E poi d'un tratto ho pensato alla mia famiglia. Subito mi son trovato nella stanza dei miei genitori e la' ho tentato di parlare loro ma essi dormivano e non hanno sentito niente... ma ho visto visitando l'appartamento che un mobile e' stato cambiato di posto. Dopo qualche giorno ho scritto a mia madre ed ho chiesto: Perche' hai fatto questo cambio del mobile e lei mi ha risposto: "Ma come hai fatto a sapere questo?"

E cosi' io salivo dentro questa sorte di Tunnel ed ho pensato a Padre Pio XII ed ho visto anche lui. Subito mi son trovato in camera sua. Abbiamo parlato telepaticamente... 

Poi continuai la mia ascesa, fino al momento in cui mi ritrovai in un paesaggio meraviglioso, avvolto in una luce azzurra e dolce... Non c'era il Sole ma in quel momento ho pensato a questa parola dell'Apocalisse: ".....IL SIGNORE E' LA LORO LAMPADA"... La' vidi migliaia di persone, tutte sui trent'anni e notavo quella donna che era morta a 80 anni ed ora aveva 30 anni... Questa qui' che aveva 2 anni, anch'essa aveva trent'anni ed ho visto parecchie persone che conoscevo...

Lasciai in quel momento questo Paradiso pieno di fiori straordinari sconosciuti da me e la' perdetti la mia natura di uomo e divenni come una goccia di Luce. In quel momento si e' impresso nella mia mente: "TU SEI UNA GOCCIA DI LUCE COME EMANAZIONE DELLA LUCE DIVINA" Ed ho visto migliaia di gocce di Luce. Questa era San Pietro, quella era San Paolo, quella era San Giovanni. Quella tal Santo, quella tal altro...

Lasciai questo livello, sono andato ancora più su e qui con commozione che si capisce bene, vidi MARIA, meravigliosamente bella nel suo vestito di Luce che mi ha accolto con un sorriso straordinario, mi ha abbracciato e baciato... Dietro di lei c'era Gesu', che ha fatto la stessa cosa... 

Poi... Una zona di Luce... pensavo che fosse il Padre e la' sentii il soddisfacimento di tutto quello che potessi desiderare: io conobbi qui la felicita' perfetta, come una certa esperienza dell'eternita'...

Poi bruscamente, mi sono ritrovato con il naso nella polvere e mi ritrovai in terra completamente sbalordito ma in mezzo ai miei compagni. Essi erano veramente morti. Mi sono reso conto che la porta davanti alla quale mi trovavo era crivellata da pallottole che mi avevano attraversato il corpo, perché mi sono accorto che la mia veste era piena di buchi, avanti e indietro ed il mio petto era pieno di sangue, ma sangue mezzo rinsecchito, un po' vischioso. Dunque erano passate due o tre ore. Il mio dorso uguale. 

Ho tolto questa veste e sono andato dal Comandante dall'altra parte.....Ho cercato i buchi nella mia carne ma non ho trovato niente, sono intatto, ma queste pallottole sono entrate nella veste e sono uscite dietro e conficcate nella porta indietro a me. Il Comandante ha gridato: "Ma sei Miracolato! "Eh - ho detto io - forse si'..." 

Parecchie settimane dopo sono andato da Padre Pio, perché questa esperienza mi ha molto marcato, senza dubbio, ed ho visto, quindi, Padre Pio nel salotto di San Francesco e lui come al solito mi ha fatto un segno di amicizia, poi mi ha detto soltanto questo: "Uhhh...Tu... Figliolino mio, quanto mi hai fatto correre, ma ciò che hai visto era tanto bello..." Questo prima che io gli raccontassi qualsiasi cosa, perché lui mi aveva avvertito prima. 

Allora si comprende che io , ora, non ho più' paura della morte perché so cosa c'è dall'altra parte e Padre Pio mi aveva fatto la promessa di assistermi. Sempre mi ha assistito, qua ed anche adesso, sempre... perché ho fatto sei anni e mezzo come confessore nella Basilica di MontMartre e tante volte lui parlava tramite me, tramite la bocca mia... Io mi sentivo parlare e dicevo a me stesso: "Ciò che dici e' bellissimo..." Una volta una italiana e' venuta a confessarsi e lei aveva già conosciuto Padre Pio e Padre Pio ha parlato attraverso di me con il suo timbro di voce. Lei si e' messa a gridare: "Ma questa e' la voce di Padre Pio, e' la voce del Padre!" E' uscita dal confessionale gridando in Basilica: "Qua dentro c'e' Padre Pio nel confessionale!..." Due ore dopo, il Cardinale lo sapeva... questo e' un fatto un po' strano...