san Paolo

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D’improvviso lo avvolse una luce dal cielo (At 9,3)
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venerdì 27 febbraio 2015

Cattedrali senza autore


La splendida testimonianza 
di una "donna invisibile"

Nessuno conosce il nome dei costruttori delle grandi cattedrali.

Nicole Johnson spiega con talento e simpatia 

che in un modo simile il ruolo in apparenza "invisibile" di una madre di famiglia
in realtà è fondamentale per costruire grandi cose.

Quello che di grande si costruisce in un'intera vita, 
il più delle volte non è visibile agli occhi del mondo, 
ma lo è agli Occhi di Dio
 e questo gli dà a tutto un valore inestimabile.





Questo mi ha ricordato l'omelia di don Fabio Pieroni della prima domenica di Quaresima, che vi dono in lettura qui sotto a seguire:

22 febbraio 2015 – Prima domenica di Quaresima

Marco 1,12-15

Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».
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 Gesù sta nel deserto perché satana, il suo e nostro nemico, gli si scateni contro e quindi ci possa essere rivelata qual è la sorgente di tutte le nostre sofferenze e di tutte le nostre angustie. Gesù dice: “Il tempo è compiuto! Il tempo è pieno! La vita che viviamo è bellissima, piena di cose grandi! Convertitevi, cioè cambiate mentalità, perché tante volte voi pensate tutto il contrario. Credete al vangelo!”. La parola vangelo significa “buona notizia”: c’è qualcosa di bello nella tua vita, la tua vita è molto importante!
La tua vita è bella: questo è il punto fondamentale che dovrebbe animare ogni nostro atto, ogni nostra giornata. La buona notizia è che la nostra vita è stata inventata dall’amore. Esiste l’amore, esiste qualcuno che ci ama, che ci ha chiamati alla vita e quando incontriamo questo amore ci accendiamo, diventiamo pieni di bellezza, di entusiasmo. 
Questo amore è la cosa più importante di tutte. Noi esistiamo perché siamo stati amati, e siamo amati. Ciascuno di voi ha fatto esperienze concrete di questo amore, perché  l’amore di Dio si incontra attraverso un cristiano, attraverso una persona. Qualcuno ci ha testimoniato, ha comunicato, ci ha fatto vedere, ha acceso in noi questo amore, e noi abbiamo creduto e siamo partiti, ci siamo emozionati, ci siamo commossi! 
Quell’incontro è stato importantissimo, ma noi facilmente lo perdiamo; è allora assolutamente importante recuperarlo durante la quaresima. Questo è il punto fondamentale della vita nostra, la buona notizia; questa esperienza è l’inizio di tutto, come il big-bang. Finalmente nasciamo, finalmente ci alziamo, smettiamo di strisciare, perché abbiamo creduto a qualcosa di grande. E’ apparsa finalmente la nostra vera fisionomia, ci siamo buttati in una serie di iniziative che abbiamo creduto potessero realizzarsi. Anche io mi sono buttato: “Voglio fare qualcosa di bello!”  mi sono detto.  Ho creduto che questo amore non solamente esiste, non solamente mi può rianimare, ma che questo amore, che è Dio, si può realizzare. Vale la pena tradurlo in pratica, attraverso delle iniziative, attraverso delle relazioni, attraverso dei combattimenti. 
Questo mi ha motivato, continua a motivarmi, e qualsiasi persona che sia animata dall’amore si rende conto che non può stare con le mani in mano, ma avverte tutto il compito, tutta la bellezza di voler tradurre questa realtà in pratica. Quello che tu fai animato dall’amore, anche le cose più nascoste, se praticato a questa maniera, salva il mondo. Tutto quello che stai facendo, anche le cose considerate ridicole agli occhi degli altri, sono oro, sono il tesoro  del mondo, quindi tu spenditi, vai avanti! Questo è il punto fondamentale.
Quindi primo punto: esiste l’amore. Secondo punto: questo amore si può praticare. Terzo punto:  praticare l’amore è la cosa più utile del mondo.
Ebbene, su questa  realtà del vangelo c’è satana. Satana è una parola aramaica che vuole dire “colui che punta il dito”, colui che ti dice: questa è una sciocchezza! Questo è inutile! L’amore è un’illusione! Praticarlo è impossibile, perché gli altri ti ignorano. Sei un illuso! Gesù è andato nel deserto? E’ un pazzo! E’ un impostore che sta insegnando  alle persone a vivere una fregatura! Chiuditi in te stesso, fatti gli affari tuoi! E anzi, ti dico una cosa, la vita è la cosa peggiore che ti possa essere capitata!
Quante volte noi pensiamo così…  Quante volte diciamo: ho telefonato a quella persona e non mi risponde, allora ce l’ha con me! Altro che amore! Io faccio parte di un gruppo in parrocchia, ma nessuno mi si fila… sto perdendo il mio tempo…  Nasce dentro di te una contestazione alla buona notizia, non ci sono buone notizie, la tua vita è caratterizzata da questa immagine del deserto in cui non c’è niente, in cui si perde tutto, in cui tutto è inutile.
Questa mattina però Cristo ti dice: tu hai bisogno di questo meraviglioso segno, di cui abbiamo ascoltato nella prima lettura: l’arcobaleno. L’arcobaleno è questa cifra che dobbiamo costantemente riprendere davanti ai nostri occhi per perseverare in questa direzione in cui la buona notizia ci ha lanciati. L’arcobaleno è l’Eucaristia. Ogni Eucaristia ti conferma che la buona notizia è vera, ogni Eucaristia ti incoraggia contro il nulla che sembra che ti possa distruggere. 
Nell’Apocalisse si dice che quando ad un certo punto la Chiesa sta in difficoltà, deve celebrare l’Eucaristia, e appare un arcobaleno di colore smeraldo; dentro questo arcobaleno appare un trono, e su questo trono c’è Dio Padre che mostra suo figlio come un agnello, e si dice: “Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo sangue uomini di ogni tribù lingua, popolo e nazione e li hai costituiti un regno di sacerdoti e regneranno sopra la terra” (Ap 5,9-10).  C’è una grande esultanza nell’assemblea del cielo: “L’Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione”; stanno dicendo: Tutto quello che noi abbiamo creduto è vero! Tutto quello che noi abbiamo realizzato è stato possibile attraverso il tuo aiuto. Tutto quello che noi  abbiamo realizzato è stata la cosa più utile del mondo. Ogni Eucaristia è questa conferma, questa vittoria che noi vedremo un giorno in cielo.
Mentre noi camminiamo, però, c’è satana che ci accompagna. Sta sempre lì, accanto a ciascuno di noi, e allora dobbiamo assolutamente tenere ferma questa direzione nella quale questa mattina Dio ci conferma, dicendoci: devi credere a questa buona notizia, questa è la cosa importante! Quello che tu hai creduto non è un’illusione, non è una stupidaggine. Giocati in questo, contestando tutte quelle realtà, tutti quei pensieri che ti vogliono ridicolizzare, che vogliono relativizzare tutto quello che tu stai investendo in questa direzione. Questo è quello che rimarrà! Questo farà felici gli altri! Questo è quello che lascerai della tua vita. Oggi, nella prima domenica di quaresima, il Signore ci è accanto e ci incoraggia: “Guarda, io ci sono stato nel  deserto, si passa! Tutto quello che rimane è ciò che è stato vissuto nell’amore! Io ti vengo a prendere, e camminiamo insieme! Io ci sono stato, tutto quello che ti dico è verità!”.
 L’arcobaleno, segno della vittoria sulla tempesta, ci dice che tutte le obiezioni del demonio sono state vinte dall’agnello immolato. Cerchiamo di fare nostra questa parola, dobbiamo combattere passando dalla visione della tempesta alla visione dell’arcobaleno. L’Eucaristia è questo arcobaleno in cui veniamo confermati ed incoraggiati.


venerdì 7 marzo 2014

POLVERE SEI E POLVERE RITORNERAI (Gen 3,19)


                                       

Massimo Troisi - Ricordati Che Devi Morire


Perché mai dovremmo stare a ricordarci che dobbiamo morire?
Per spaventarci o deprimerci o impedirci di vivere in pienezza?

Semplicemente per cercare di vivere concretamente nella nostra reale realtà,
dove facciamo continuamente esperienza che il nostro universo è soggetto ad entropia, e il nostro corpo si va irreversibilmente decomponendo ed ogni cosa che intraprendiamo è soggetta ad una legge di morte, perfino le cose più belle che ci danno un grande entusiasmo come l'innamoramento o l'amicizia o il gioco presto si trasformano in stanchezza e noia e fastidio ecc. ecc.

Ma questa è la legge della nostra vita naturale, finché non incontriamo
la Chiesa nostra Madre che ci annuncia il fatto che Dio stesso nostro Padre celeste
ci è venuto incontro in questa nostra precisa situazione esistenziale, ci ha rivelato che
questa realtà è il frutto del nostro allontanamento da Lui, di quello che chiama il peccato originale, cioè dell'aver creduto a una menzogna del diavolo che ci ha fatto credere che saremmo stati felici separandoci dal nostro Creatore e facendoci noi dèi e signori della nostra vita, finalmente liberi di fare tutto ciò che ci piace.

Nella pienezza del tempo, un momento storico tanto importante che lo chiamiamo "anno 0", il tempo della nostra rinascita, un nuovo inizio, l'inizio di una vita nuova, il Padre celeste ci ha mandato il suo stesso Figlio Unigenito Gesù Cristo, il quale ha assunto la nostra stessa carne, ha condiviso questo nostro stato di debolezza estrema, ha preso su di sé la nostra condizione di morte e il frutto del nostro peccato, e in questo modo ci ha misteriosamente salvati e liberati da quella legge di morte che ci teneva schiavi. Perché nel mistero pasquale, Gesù Cristo è morto sulla croce per i nostri peccati ed è risorto dai morti per la nostra salvezza! E ha tutto il potere di trasfigurare la nostra vita e di donarci un corpo celeste nuovo, immortale, vivo di una vita piena, veramente libero di amare ed essere felice nella gioia vera, come è evidente nella storia di innumerevoli santi e beati che hanno vissuto in questo nostro stesso mondo.

Siamo quindi invitati a ricordarci che siamo polvere, per uscire dalla menzogna della nostra autoreferenzialità, della nostra falsa autonomia, e per fissare lo sguardo a Cristo Signore che viene a salvarci in questa Pasqua 2014 per guarire le nostre ferite profonde e portarci la luce della sua risurrezione, perché anche tutti noi possiamo vivere da risorti e fare della nostra vita un capolavoro.

Maria Madre della Chiesa, Madre di Cristo e Madre nostra interceda per noi e ci guidi nel cammino in questo tempo di quaresima perché ci porti frutti di vita eterna.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

lunedì 27 maggio 2013

Kerygma San Paolo 2008




Annunzio del kerygma 



di Kiko Arguello



Basilica di S. Paolo – 24 novembre 2008





La prima cosa che vorrei dirvi è che il Signore ci salva adesso!
Ci dà la salvezza, adesso!
Non c’è cosa più grande che annunziare il Vangelo, che annunziare la parola della salvezza: il kerygma. Per questo ho dovuto lasciare l’arte, non ho potuto sposarmi.
Guai a me se non annunziassi il Vangelo, la salvezza! Perché? Perché Dio ha voluto salvare il mondo attraverso la stoltezza della predicazione, del kerygma.

Perché l’annunzio del kerygma ci dà la salvezza? Come è possibile una cosa simile? Che cosa è il kerygma? E’ una buona notizia, una sorprendente notizia. Quando gli apostoli, che sono ebrei, stanno celebrando la Pentecoste, la festa che commemora il fatto che hanno ricevuto la Torah sul monte Sinai, all’improvviso scende dal cielo lo Spirito Santo e si posa su di loro, come fiamme di fuoco, scende dentro di loro.

Dice S. Paolo che lo Spirito Santo rende testimonianza al nostro spirito (cf Rm 8,16). Lo Spirito Santo scendendo su di loro dà loro una testimonianza, dice una cosa sorprendente, che un ebreo non avrebbe mai potuto pensare, perché è per loro come una bestemmia: che costui, che essi hanno ucciso, che è stato crocifisso su una croce, costui è il Signore, l’Adonai, è Dio. Un ebreo può pensare che Cristo sia il Messia, senza dubbio, ma che sia Dio, che questo crocefisso sia Dio…!
Ma questa è la notizia! Dio si è fatto uomo in Cristo!





E perché si è fatto uomo? Si è fatto uomo per morire per i nostri peccati. Ha offerto la sua morte per la nostra morte. Dice S. Paolo nell’Epistola ai Corinzi: “Caritas Christi urget nos! L’amore di Cristo ci spinge, ci urge". Perché? Dice che l’amore ci urge perché se Cristo è morto per tutti, ecco, tutti gli uomini sono morti. E perché sono morti? Continua S. Paolo: “Perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per Colui che è morto e risuscitato per loro” (2 Cor 5,15).

Alla luce di questo testo, per S. Paolo, gli uomini sono come condannati a vivere per se stessi, a vivere tutto per se stessi. Dice un teologo ortodosso, Olivier Clement, che il peccato originale dentro di noi, nella nostra carne, ci obbliga ad offrire tutto a noi stessi. E’ sorprendente questo “vivere per noi stessi”. Ma tutti viviamo per noi stessi! Che significa? Tutti cercano di essere felici. …Studiano, vanno all’università, si sposano, lavorano per se stessi, cercando di essere felici.

Allora, com’è possibile che il vivere per sé sia una maledizione così grande che Cristo abbia dovuto morire per annullarla? La risposta la vediamo nei fatti di tutti i giorni: perché tante persone si suicidano anche se hanno tutto? Perché tanti giovani sono sempre più insoddisfatti anche se possono fare tutto? Io parlo con alcune pennellate rapide per preparare il kerygma per voi. Ho sentito che in Giappone quest’anno si sono suicidate 50.000 persone, e non dicono la quantità di giovani che si suicidano in tutta Europa. Ecco, noi sappiamo perché si suicidano. Una causa si trova qui, in ciò che dice S. Paolo.







Sono rimasto sorpreso una volta che ho sentito di un uomo a Palma di Maiorca che si era sposato tre volte, aveva uno yacht, un figlio a New York, un’altra figlia a Londra e l’ultimo figlio di 13 anni in casa con lui e con la sua ultima moglie. Quest’uomo, apparentemente di successo, si è buttato dal decimo piano. Perché? Aveva cenato con gli amici, vicino alla spiaggia, la notte prima. Perché si è ucciso? Noi lo sappiamo. L’ha lasciato scritto lui: da molti anni si era reso conto che non amava più nessuno e questo non lo sopportava più! Non sopportava più una vita in cui era condannato a cercare se stesso in tutto. A vivere per se stesso, tutto per sé, senza amore.

E perché l’uomo non sopporta di vivere tutto per sé? Perché siamo stati creati ad immagine di Dio. Perché c’è in noi l’eco dell’amore, perché Dio è amore. Dice S. Paolo: io conosco il bene e lo vorrei fare, ma non c’è in me la capacità di attuarlo, “infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me” (cf Rom 7,18-20). Noi vorremmo avere una vita piena di amore, ma l’uomo sperimenta presto che non può amare. Non sa amare. E’ come condannato a vivere tutto per se stesso, in tutto cerca se stesso.

E perché non può e non sa amare? Lo dice la Lettera agli Ebrei: “…Come i figli hanno in comune il sangue e la carne, così anch’egli, Cristo, ne è divenuto partecipe, per annientare mediante la morte il signore della morte, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita” (cf Eb 2,14-15).
Qui c’è un’antropologia biblica impressionante, che è il contenuto di quello che noi predichiamo: comprendere perché ho paura della morte. La risposta è: perché in me abita il peccato.

E che cos’è il peccato? Se volete, nel fondo, è un’esperienza che ho fatto.
Quando il serpente, il demonio, dice a Eva che guarda l’albero della scienza del bene e del male: “Com’è che non potete mangiare del frutto di nessun albero del paradiso”? Eva risponde: “Sì, possiamo mangiare di tutti. Solamente di uno non possiamo”. Ma già il demonio le ha insinuato nel subconscio l’idea che se ha una proibizione è come se tutto le fosse proibito. Ha già preparato il terreno. Dopo le dice: “No! Tu non morrai. Ma Dio sa molto bene che il giorno che tu ne mangi (cioè ne faccia esperienza) sarai come Dio, conoscendo il bene e il male” (cf Gn 3). Deciderai da te stessa. Non dipenderai da nessun altro. No! Tu stessa deciderai ciò che è bene e ciò che è male. Allora Eva, vedendo che l’albero era gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza, ne mangiò e ne diede da mangiare ad Adamo. Fece un gesto. Che successe loro dopo aver mangiato? Si resero conto che erano nudi. L’uomo sperimenta la morte ontologica – si può dire così –, la morte ontica, visto che siamo in un’epoca esistenziale.





Chi mi sta dando l’essere? Chi mi dà il mio essere persona? Colui che mi ha creato. Dio mi ha dato l’essere. Ha detto: “Tu esisti per me”. E se il demonio mi dimostra con la legge che questo Dio non esiste, che questo Dio è un mostro? La prova che è geloso è proprio il fatto che mi limita con la legge. San Paolo dice che il demonio prendendo occasione della legge ci ha sedotto e ci ha ucciso.
Se io, con la mia intelligenza, credo che il demonio ha ragione e pecco affermando che Dio non c’è, perdo ontologicamente me stesso. Taglio le radici del mio essere persona.

Ma, allora, se io non sono, voglio essere, essere negli altri. Devo essere per qualcuno. Come? Facendo soldi. Se non hai denaro nessuno ti cerca. Se non sei bello nessuno ti vuole. Se non sei intelligente... Il peccato che abita in noi ci obbliga ad offrire a noi stessi tutte le cose.
Il peccato è proprio questo. Situare l’io dell’uomo al centro del mio cosmo. Il peccato distrugge l’immagine di Dio, che è Cristo, nell’uomo e situa l’io dell’uomo come “axis”, come centro di una nuova cosmogonia.

Ma questo uomo ha un problema: non può donarsi, non può amare l’altro oltre se stesso, oltre la morte. Se amare l’altro è fare del mio “io” un “tu”, io questo non lo posso fare con le sole mie forze, perché significa morire a me stesso, al mio io.
Questo fatto è fonte di insoddisfazione e di grandi sofferenze. Perché quest’uomo conosce il bene, ma non può farlo. Sa che come persona si realizza nell’altro, amandolo; ma se amare è fare come Dio in Cristo sulla croce, non lo può realizzare.

“Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?”, si domanda San Paolo. E risponde: “Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo” (Rm 7,24-25). Lui ha distrutto il peccato nella carne, morendo per noi, e offre all’uomo, nella sua resurrezione e ascensione al Cielo per intercedere per noi, la possibilità, mediante l’annunzio di questa notizia, di avere una vita nuova nello Spirito Santo che egli ci invia dal Cielo.

Cristo è morto per liberare l’umanità, per dare all’uomo la possibilità di vivere nella verità. E qual è la verità? Ecco la verità (indica il crocefisso). Ecco la verità. Questo è molto importante. Ascoltatemi.

Questo uomo crocefisso è Dio. Questa notizia che lo Spirito Santo ha reso certa nel cuore degli apostoli, che ha fatto loro aprire le porte del Cenacolo e partire ad annunziare il kerygma, è una notizia così importante che ogni battezzato è chiamato ad annunciare il vangelo ad ogni uomo.
Perché è importante? Perché questo amore, questa forma di amore che quest’uomo ha mostrato sulla croce, è Dio. E Dio lo ha resuscitato dalla morte e l’ha costituito Signore, Kyrios. In Lui ha mostrato che questo amore è la verità. Soltanto in questo amore gli uomini sono perfettamente, pienamente felici, sono nella verità.



Io domando a questo professore (Rinaldo Fabris) che sta scrivendo: lei ama così? Amiamo così noi? Questa vale anche per il Signor Cardinale, per Andrea Riccardi, per me... Amiamo noi? Amiamo così? “Amatevi come io vi ho amato”, dice Gesù. Cristo ci ha amato così, in questo amore.

E noi lo annunciamo a questi giovani che vorrebbero amare così, ma non sanno amare così. Non sanno quello che gli succede: vanno a letto con una ragazza, poi dopo con un’altra e un’altra, ecc. Ma non sanno perché dentro sono insoddisfatti. Non sanno quello che gli succede. Perché non sono felici? Non sono felici perché non sono nella verità. Dio è la verità. Dio è questo amore. Questo amore Dio lo vuole offrire a tutti gli uomini, perché questo amore è Lui stesso e ce lo offre nello Spirito Santo. Cristo è morto per tutti, perché gli uomini non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro (cf 2 Cor 5,18).

Allora, fratelli, io vi annuncio il kerygma: Cristo è morto per tutti noi che siamo qua. Ha dato la sua vita sulla croce perché noi potessimo ricevere dal cielo lo Spirito Santo, quello stesso Spirito, che ci farà amare così. E’ un dono gratuito, un frutto della sua morte per i nostri peccati.

Perché egli possa entrare dentro di noi adesso c’è bisogno che noi accettiamo quello che diceva Karl Barth, che accettiamo di lasciarci giudicare dalla croce di Cristo, adesso. Perché adesso è vero che noi non amiamo così.
Questo amore è descritto nel Sermone della Montagna quando dice: Non opponete resistenza al male (cf Mt 5,39). 







Ma il male è una parola astratta.
Gli Ebrei concretizzano questo tipo di male: primo male, che ti offendano nell’onore, l’onore della tua famiglia. Gli zingari difendono l’onore della famiglia col sangue, l’onore è ciò che vale di più. Ma dice Gesù Cristo nel Sermone della Montagna: Se qualcuno vi offende nell’onore, voi offrite l’altra guancia (cf Mt 5,39). Perché sappiamo che nell’ebraismo percuotere la guancia destra è una forma di offesa, di disprezzo. Per questo se qualcuno ti offende nell’onore, ti disprezza, tu offri la guancia sinistra.

Un’altra forma in cui ti possono fare del male: se qualcuno ti fa causa per toglierti la casa non reclamarla, lascia la casa e regalagli il campo (cf Mt 5,40). Un’altra forma di farti del male: se qualcuno ti ruba quello che è tuo non reclamarlo (cf Lc 6,30). Un’altra forma di farti del male: se qualcuno ti fa un sopruso sociale, se qualcuno ti obbliga ad andare carico per un miglio (la Legge proibiva che uno schiavo fosse obbligato a portare un carico di 80 kg per più di un miglio), tu va’ carico per due miglia (cf Mt 5,41).



Cristo nel Sermone della Montagna sta descrivendo l’uomo nuovo, l’uomo celeste. Sta descrivendo come Cristo ha amato noi. E’ lui che non ha opposto resistenza al male, è lui che ha dato l’altra guancia, è lui che si è lasciato rubare da noi, ecc.
Questa è l’opera in noi dello Spirito Santo che discende dal cielo. E quando discende dal cielo? Bene. Fondamentalmente la fede aumenta in noi per l’ascolto. La fede viene per l’udito! Se ascoltiamo! La fede viene dall’ascolto (cf Rm 10,17) e che cosa dobbiamo ascoltare? La buona notizia, il kerygma.
E che cosa dice il kerygma? Ciò che ti sto dicendo. Che Cristo è morto per i tuoi peccati, perché possa scendere su di te lo Spirito Santo. Ma quando…? Adesso, adesso!.

Guardate che S. Paolo nell’epistola ai Corinzi dice: "Ora è il momento della salvezza" (cf 2 Cor 6,2). Ora, ora. Il Sermone della Montagna dice: "Guai a quelli che ora ridono" (cf Lc 6,25). Ora. Questa parola, “ora”, è un riassunto della predicazione apostolica della Chiesa, è parola di Dio: quando viene annunciata si realizza. Ora è il momento della salvezza. Fratelli, ora, adesso per voi, in questa basilica, per tutti noi si realizza la salvezza. Ma quale salvezza? Ascoltatemi, ancora tre minuti.




Guarda che facile! Dice l’epistola agli Ebrei che Cristo è "l’impronta della sostanza divina" (cf Eb 1,3). Nessuno ha visto Dio. Cristo è la sua impronta. Vedete questo vessillo di bronzo? (indica il crocifisso) Come il vessillo del serpente di bronzo nel deserto. Questo è un’impronta, come un sigillo che si imprime nella cera, lascia un’immagine, un’impronta. Questa è l’impronta della sostanza. Sostanza è una parola filosofica. Che vuol dire? Dio nessuno l’ha mai visto. Cristo lo ha mostrato per te, adesso.

Che cosa ci ha mostrato? Che Dio è questo amore (mostra la croce), cioè crocifisso. Anche se sei un peccatore adesso, se hai fornicato ieri sera, se ti sei arrabbiato, anche se sei una persona che non perdona, se sei una persona rancorosa, Dio non ha bisogno per amarti che tu sia buono, che tu cambi vita… Dio ti ama così come sei. Dio ti ha amato quando eri un peccatore, un disgraziato, una canaglia. Dio ti ama, adesso, ti ama adesso in una forma infinita, fino a dare la propria vita per te.
Cristo ha dato la vita per te! Ascoltami!

Ecco la grande notizia: la morte è stata vinta. Cristo è risorto! E’ morto per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione. E’ risorto, è salito al cielo e siede alla destra del Padre.
E adesso dove sta Cristo? Nel cielo. E che cosa sta facendo Cristo? Sta presentando al Padre le sue piaghe gloriose per i tuoi peccati, per i tuoi e per i miei. Adesso sta officiando come Sommo Sacerdote. E perché sta presentando al Padre le piaghe? Perché la sostanza divina è amore a te. Dio vorrebbe stare in te, adesso. Essere uno con te, dentro di te, adesso. Perché questo amore è la sostanza divina.

Dice l’Apocalisse: “Guarda, io sto alla porta e busso” (Ap 3,20). Busso adesso. Se uno mi apre, Io ed il Padre entreremo in lui. Dio vuole essere “uno” in te. Dice S. Paolo che quando uno va con una prostituta si fa una sola carne con lei: “E prenderei io le membra di Cristo per farmi una sola carne con una prostituta?” Ma questo lo dice in riferimento ad un’altra cosa: "Colui che si unisce a Cristo si fa un solo spirito con Lui" (cf 1 Cor 6,15-17). Ecco il mistero di Dio: vorrebbe essere uno dentro di noi, oggi.

E diciamo la verità: Egli non è perfettamente uno in noi. Siamo tutti deboli, siamo tutti peccatori. Per questo abbiamo bisogno di ascoltare il kerigma che ci sproni, che ci esorti, che ci chiami alla fede, a credere in Lui, perché il nostro Battesimo rifiorisca, perché il nostro Battesimo sia innaffiato.
Allora, fratelli, “in nome di Cristo: riconciliatevi con Dio” (cf 2 Cor 5,20).
Convertitevi e credete alla Buona Notizia. Convertirsi significa credere che quello che sto dicendo è vero. Che Dio ti ama adesso, che sta desiderando essere uno in te profondamente. Profondissimamente uno, uno.

Perché, guardate, da questo dipende la salvezza dell’Europa che sta andando all’apostasia. Cristo ha detto: “Padre come Tu sei in me ed io sono in te uno, così essi siano uno perché il mondo creda” (cf Gv 17,23). Solamente se siamo perfettamente uno il mondo crederà in Lui. Sono tre persone e un unico Dio. Uno. La comunione profonda in Dio, l’unità in Lui. Ecco il mistero della Santa Trinità.






Fratelli è una cosa immensa. Guai a me se non annunciassi il Vangelo, guai a te se non annunzi il Vangelo. Tutti dovremmo annunciare ad ogni persona che Dio la ama, che Egli ha mandato il suo Figlio. E mentre gli stai dicendo questo, Cristo, che è morto per i suoi peccati, sta presentando per quell’uomo le sue piaghe al Padre.
Se quell’uomo crede – e già il fatto che tu gli parli è segno che Dio gli vuole dare la fede – egli riceve immediatamente la visita dello Spirito Santo che gli rende testimonianza dentro che quanto gli annunci è vero, che Dio lo ama. E in lui si può dare la fede, quella fede senza la quale non si può avere accesso al Battesimo.

Ecco, fratelli, termino dicendovi che vorrei fare un canto con voi. C’è una cosa che mi emoziona in S. Paolo, quando dice: “Non so quello che desidero di più: se morire per andare con Cristo, che è di gran lunga il meglio, o vivere” (cf Fil 1,21ss).
Cristo è risorto, il cielo è stato aperto, la morte è stata vinta. Dice S. Paolo: non so se desidero di più andare con lui o continuare a vivere perché ancora avete bisogno di me. Ho fatto un canto con queste parole. Potete mettervi in piedi e, come una preghiera a Dio, cantare “Portami in cielo” .