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D’improvviso lo avvolse una luce dal cielo (At 9,3)
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domenica 19 aprile 2015

La storia di Kara Tippetts


"The Hardest Peace” (La pace più difficile)

kara-tippetts-facebook

«Muoio in buone mani»
Le ultime parole di Kara Tippetts


È morta il 21 marzo scorso Kara Tippetts, l’americana del Colorado che a ottobre con una lettera aperta cercò di dissuadere la sua connazionale Brittany Maynard dalla richiesta di suicidio assistito seguita alla diagnosi di cancro. Ma ancora oggi, quasi un mese dopo la sua scomparsa, il blog di Kara e la sua pagina Facebook, che ha superato i 60 mila like, continuano a parlare di lei attirando l’attenzione del pubblico che da oltre due anni trae forza dal coraggio e dalla letizia con cui questa donna ha affrontato la malattia.

MALATTIA E BELLEZZA. Moglie del pastore protestante Jason Tippetts e mamma di quattro bambini, Kara ricevette la diagnosi di cancro nel 2013, quando aveva 36 anni. Da quel momento cominciò una battaglia condivisa con la sua comunità di amici e con il pubblico raccolto in rete. La sua storia è raccontata anche in un libro, intitolato “The Hardest Peace” (La pace più difficile), dove la donna descrive la sua conversione al liceo, dopo un’adolescenza trascorsa «nel buio», e parla della malattia come il luogo della sua conversione più profonda. Forte di una simile esperienza personale, alla notizia della richiesta della Maynard, affetta dal medesimo tumore, Kara ha deciso di inviarle una lettera per dirle che «la sofferenza non è assenza di bene, non è assenza di bellezza, ma anzi può essere il luogo in cui conoscere la vera bellezza».

«NON MI SBAGLIO». Ti hanno detto una bugia – si legge nel testo – una bugia terribile, che la tua morte non sarà bella (…), sì sarà dura, ma non priva di bellezza». Ma «la cosa più importante è che tu senta dal mio cuore Gesù che ti ama». Cristo, ha scritto Kara, «morì di una morte terribile sulla croce (…) e tre giorni dopo ha vinto la morte che io e te stiamo affrontando (…). Egli desidera conoscerti, guidarti verso la morte, per darti la vita e la vita in abbondanza, la vita eterna». La donna nella lettera pregava l'”amica” Brittany di ascoltarla: «Non mi sbaglio, la bellezza ci verrà incontro in quell’ultimo respiro». Brittany, però, ha proseguito per la sua strada.




«RALLEGRATEVI CON ME». Alla fine la Maynard ha ottenuto la morte in Oregon, dove la pratica del suicidio assistito è legale. Kara Tippetts, invece, ha scelto di percorrere tutta la strada, fino in fondo, perché, come ha scritto sempre nel messaggio a Brittany, «Dio non vuole che acceleriamo la morte, ma nel nostro morire ci vuole incontrare». Pochi giorni prima di morire, poi, la donna ha informato i suoi lettori con queste parole: «La mia pena è finita, le mie paure si sono placate, sono nelle mani buone e sovrane di Gesù». Nel testo, scritto al cospetto della morte e pubblicato postumo, Kara esprime la volontà di affidare a due amici il suo blog, per poter continuare a condividere i suoi scritti inediti e altre testimonianze. «È impossibile per me immaginare di non poter venire qui a condividere con voi anche il mio cuore rinnovato», scrive. «Mi sembra impossibile che il viaggio si sia alla fine concluso. (…) Credo che Dio abbia in serbo per i miei cose belle e sono molto confortata pensando a tutte le vostre preghiere che li sostengono». Ma sopratutto, aggiunge la donna, «sarò volata via nella terra in cui non ci sono più lacrime, non volete rallegrarvi con me?». I funerali della donna, affollati da centinaia di persone, sono stati descritti come una grande festa.


di Benedetta Frigerio (www.tempi.it)


venerdì 30 novembre 2012

Dignità e bellezza sì, lusso no

Nel cristianesimo bellezza sì
lusso e vanagloria no 

Conosciamo bene l’episodio evangelico in cui una donna rompe un vasetto di alabastro contenente del profumo preziosissimo e lo versa sul capo di Gesù. Giuda e altri discepoli contestano questo gesto, accusando la donna di sprecare il profumo: sarebbe stato meglio venderlo - dicono - e con il ricavato aiutare i poveri! Ma Gesù vede in quell’atto gratuito l’amore profetico per lui, avviato verso la morte, e non solo lo giustifica ma lega l’annuncio del Vangelo alla memoria di questa donna (cf. Mc 14,3-9; Mt 26,6-13; Gv 12,1-8).



Nel cristianesimo non c’è posto per il legalismo, ma occorre vivere la gratuità, la libertà e, al limite, l’eccesso di bellezza. Questo però non giustifica né l’accumulo di ricchezza né il lusso di chi vuole imporsi, farsi vedere, ostentare la propria arroganza.  
D’altronde già i profeti di Israele avevano lanciato invettive contro i re di Gerusalemme che si costruivano case sfarzose (cf. Ger 22,13-17), contro le donne che mettevano in mostra ornamenti e gioielli (cf. Is 3,16-24), contro i potenti che banchettavano lautamente ogni giorno (cf. Am 6,4-7)… 
E quando apparve Giovanni il Battista per predicare la conversione, «era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi» (Mc 1,6; Mt 3,4), come gli antichi profeti, poveri e quasi nudi; con la sua sola persona egli contestava - secondo le parole di Gesù stesso - «quelli che vestono abiti di lusso e stanno nei palazzi dei re» (Mt 11,8; cf. Lc 7,25).



I padri della Chiesa non faranno che continuare questa tradizione, estendendo la loro critica alla vita della Chiesa. Giovanni Crisostomo ricorda che «il corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure» (Omelie su Matteo 50,3). Ambrogio afferma di aver «spezzato e venduto i vasi sacri per riscattare dei prigionieri» (I doveri II,28,136). Anche Bernardo di Clairvaux si fa voce della sobrietà richiesta anche a sacerdoti e vescovi, nella consapevolezza della contro-testimonianza offerta quando si privilegia l’esteriorità e l’apparire rispetto all’intensità della vita spirituale. Ma questa sua correzione fraterna non sempre è ben accolta dai destinatari: lui stesso ricorda di aver denunciato il lusso e le stravaganze anche in uomini di Chiesa, ma confessa che, «quando lo scrive in una lettera, quelli disdegnano di leggerla, o se per caso la leggono, si indignano con chi l’ha scritta» (Sermoni sul Cantico). Sì, a volte la vanità diventa una tentazione anche nella Chiesa, e per questo il Concilio ha ricordato che «i riti devono risplendere per la nobile semplicità» (Sacrosantum Concilium 34) e «le vesti e gli ornamenti sacri per la nobile bellezza» (cf. ibid. 124).

C’è uno stile assolutamente decisivo nella vita della Chiesa, lo stile che deve sempre significare la gloria di Dio nella semplicità e nella bellezza che non abbagliano, che non confondono i poveri e i bisognosi. Certamente non è facile operare delle scelte: c’è sempre il rischio di un rigidità legalistica che non conosce la gratuità né la gioia; oppure, al contrario, di un lusso incontenibile, che ricorda i palazzi dei re. Recentemente anche papa Benedetto XVI ha ripreso con forza «l’invettiva dell’apostolo Giacomo contro i ricchi disonesti, che ripongono la loro sicurezza nelle ricchezze accumulate a forza di soprusi (cfr Gc 5,1-6)» e che poi la ostentano con vanagloria.

In ogni caso, proprio al riguardo del lusso alcune vicende dei nostri giorni ci insegnano che quando c’è arroganza, sfoggio di potere, lusso senza freni da parte dei potenti, la loro fine e la devastazione possono essere molto più vicine di quanto ci si possa immaginare. Infatti - come canta il salmista - il lusso e la ricchezza sfrenata impediscono di comprendere, e così si finisce per percorrere una via mortifera, come animali condotti al macello (cf. Sal 49,21) che non capiscono cosa accade attorno a loro.

Enzo Bianchi 
(Tratto da Avvenire 30 novembre 2012)


Belle e importanti queste parole di Enzo Bianchi, per capire e discernere quello che spesso sembra una contraddizione nella vita della Chiesa e del popolo cristiano.

Ma anche forte chiamata a conversione!
Voi potenti, che sfoggiate con arroganza il lusso e i suv e gli iphone e i megaschermi e le pellicce e i corpi rifatti e le ville e le barche ecc. ecc. e che avete devastato e affamato questo meraviglioso Paese, e godete alla faccia dei più deboli, degli anziani e delle vedove cui decimate le pensioni, e delle famiglie che non si possono più permettere di sposarsi, fare figli, comprare casa: che aspettate a pentirvi? PENTITEVI! CONVERTITEVI! Verrà anche per voi il giudizio di Dio e non potrete nascondere nulla!!!
Cosa farete di fronte alla morte e alla solitudine eterna e all'eterno rimorso?
Anche se i vostri peccati fossero scarlatto, Dio è pronto a riabbracciare i suoi figli di fronte ad un pentimento sincero: convertitevi e cambiate vita, finché siete in tempo!!!
I poveri sono nelle mani di Cristo, voi siete incatenati tra le unghie del Maligno!
Ritornate alla Verità, alla Vita vera, tornate all'Amore per il quale siete fatti.
In nome di Dio, cercate la vera giustizia e rendete al nostro meraviglioso Paese la sua grande bellezza e al nostro popolo la sua dignità e cultura!