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D’improvviso lo avvolse una luce dal cielo (At 9,3)
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giovedì 5 marzo 2015

La storia di Felix Cordero

Famiglie in missione: 

domani il Papa, oggi Felix


FELIX

di antonello iapicca


I fiocchi venivano giù stupiti anch’essi d’esser precipitati sulla terra in un giorno che non avrebbe mai potuto vedere la neve. Era il 5 agosto infatti, era notte e cadeva la neve sull’Esquilino. Ma nascosta dietro a quei fiocchi silenziosi v’era la Vergine Maria; aveva deciso infatti che era su quel colle di Roma che voleva le fosse dedicato un santuario. E lo comunicava con quanto di più le assomiglia, la neve candida. Così da quel giorno il 5 agosto è diventato una memoria di Maria carissima alla Chiesa, la Madonna della neve. E su quel Colle sorge ora una delle più belle Basiliche di Roma, la più antica in Occidente dedicata a Maria.
Molti secoli dopo, erano quasi dieci anni fa, appena superata la mezzanotte del 5 agosto, proprio Lei, la Fanciulla di Nazaret, è scesa qui sulla terra, come un fiocco di neve, per venire a prendere un suo figlio amatissimo, Felix Cordero. Glielo aveva promesso molti anni prima, così, semplicemente, nel bel mezzo di una preghiera sciolta in libertà mentre guidava. Ed è stata fedele.
Felix era in missione con Maite sua sposa e i suoi dieci figli in Giappone da sedici anni. Non pochi. Li aveva inviati il Papa Grande, San Giovanni Paolo II, in una tenda adagiata su una collina che guarda l’Adriatico, quasi all’ombra della Santa Casa di Loreto, l’umile dimora di Gesù, Giuseppe e Maria. Era la festa della Santa Famiglia del 1988. In quella tenda, ricevendo il crocifisso dalla mani del Papa, Felix e la sua famiglia diventavano una “famiglia in missione” del Cammino Neocatecumenale, immagine della “Trinità in missione”, come san Giovanni Paolo II aveva definito le famiglie missionarie che, dal lontano 1986, sono partite a centinaia per ogni parte del mondo: “Non c’è, in questo mondo, un’altra immagine più perfetta, più completa di quello che è Dio: Unità, Comunione. Non c’è un’altra realtà umana più corrispondente, più umanamente corrispondente a quel mistero divino. E così, portando come itineranti la testimonianza che è propria della famiglia, della famiglia in missione, voi portate dovunque la testimonianza della Trinità Santissima in missione. E così fate crescere la Chiesa perché la Chiesa cresce da questi due misteri. Come ci insegna il Concilio Vaticano li, tutta la vitalità della Chiesa viene finalmente, o principalmente, da questo mistero, da questo mistero della Trinità in missione. D’altra parte portate la testimonianza della famiglia in missione che cerca di camminare sulle orme della Trinità in missione” (San Giovanni Paolo II, Omelia nella Messa della Sacra Famiglia, Porto San Giorgio 30 dicembre 1988).
Come quelle che domani invierà Papa Francesco per i luoghi più scristianizzati e pagani della terra. Partono con i loro figli per aiutare le chiese locali ad avvicinare i lontani e quelli che hanno perduto i contatti o per iniziare una “implantatio ecclesiae” dove questa è ancora molto piccola o non è presente. Si tratta delle cosiddette “Missio ad Gentes” che Dio ha ispirato a Kiko Arguello e a Carmen Hernandez iniziatori del Cammino Neocatecumenale alcuni anni fa e che già sono diffuse in tutti i continenti con frutti sorprendenti.
Sono comunità composte da quattro famiglie in missione con i loro figli, guidati da un sacerdote e accompagnate da alcune sorelle nubili chiamate a far presente il Corpo vivo di Cristo risorto nelle zone alle quali sono inviate. Vivendo seriamente l’Iniziazione Cristiana nella quale si diventa cristiani, fondata sul tripode della celebrazione dell’Eucarestia, della Parola di Dio e di una convivenza mensile, divengono a poco a poco un segno della Vita celeste, il destino al quale ogni uomo è chiamato. Sale, luce e lievito per un mondo senza sapore, che brancola nel buio e disperatamente infecondo.
Come affermava il Padre Cantalamessa, in questo tempo profondamente desacralizzato, la Nuova Evangelizzazione auspicata da San Giovanni Paolo II sarà portata avanti dai laici. All’uomo del Terzo Millennio, che ha rifiutato previamente ogni idea e simbolo religiosi, terrorizzato dall’integralismo e dal fondamentalismo, potrà parlare solo un uomo come lui che ha realmente incontrato Dio nella propria vita. Un uomo che ha riscoperto la dignità altissima della propria vita in una comunità cristiana dove ha conosciuto Cristo risorto nella riscoperta del proprio battesimo: “Ci sono molte famiglie in questo mondo progredito, ricco, opulento che perdono la loro unità, perdono la comunione, perdono le radici. Ecco voi siete itineranti per portare la testimonianza di queste radici; questa è la vostra catechesi, questa è la vostra testimonianza neocatecumenale: così si parla della fruttificazione del Sacro Battesimo. Sappiamo bene che il Sacramento del Matrimonio, la famiglia, tutto questo cresce nel Sacramento del Battesimo, dalla sua ricchezza. Crescere dal Battesimo vuol dire crescere dal mistero pasquale di Cristo” (San Giovanni Paolo II).
Un uomo, dunque, che si è imbattuto nell’evento del Mistero Pasquale, nel quale ha visto perdonati i propri peccati e ha ricevuto la vita divina attraverso un cammino che lo ha condotto in un cammino verso la fede adulta, l’unica che vince il mondo e le sue concupiscenze. Un uomo che incarna nella vita quotidiana la sua fede, senza attendere che le persone vadano al tempio, perché il tempio si fa presente dove gli uomini si trovano, deboli e increduli. Un uomo che insieme ai suoi fratelli nella fede offrono al mondo l’amore e l’unità, gli unici segni credibili che squarciano i cieli e smentiscono la disperazione che tiene schiava l’umanità nella paura della morte.
Un uomo come Felix che, all’ombra della Santa Famiglia, è partito con la sua famiglia per il Giappone, un Paese sconosciuto, senza sapere la lingua, senza un euro in tasca, stringendo tra le mani la Croce del Signore e portando nel cuore la benedizione inossidabile del Papa missionario. Qualcosa di grande li attendeva in Giappone, un’avventura che a raccontarla non basterebbe il tempo. Sì, perché ogni giorno, che dico, ogni istante di ogni giorno di missione è stato un miracolo, come un fiocco di neve nel bel mezzo d’una notte d’agosto.
Il Signore lo aveva preparato a lungo, s’era fatto conoscere attraverso il Cammino Neocatecumenale, con Maite avevano sperimentato più volte la presenza e la misericordia di Dio. La Parola e l’eucaristia celebrate ogni settimana nella propria comunità di Madrid li aveva nutriti di quel pane che non perisce, l’unica verità per la quale valga la pena perdere la vita.
L’esperienza consolidata di un amore infinito che supera le barriere dell’egoismo e si fa possibile ogni giorno nel matrimonio, nel lavoro, nella comunità fatta di concretissimi fratelli di ogni ceto e cultura, diversissimi e che forse non ti saresti scelto, con i quali ti trovi a contatto settimana dopo settimana, magari litigandoci per poi perdonarsi, questa è stata la seria formazione ricevuta. E la chiamata sentita dentro, al fondo del cuore, vivendo nel cuore della Chiesa. Una gratitudine spontanea che sorgeva dinanzi ai miracoli d’amore toccati, gustati, sperimentati.
Una gratitudine che s’era incarnata per loro in una chiamata eccezionale e stupenda, quella di annunciare, come famiglia, attraverso la vita quotidiana vissuta nella precarietà più totale, l’amore infinito che aveva salvato, rigenerato e fatto fruttificare la propria vita. Felix era partito per gratitudine.
Il Giappone. Un altro mondo. Per tutti, ma non per un cristiano. E Felix è stato un cristiano. Nel cuore di Cristo non vi sono barriere, non v’è divisione. Ogni uomo è suo fratello, e per lui non si tratta di uno slogan sentimentale. Per Cristo ogni terra è la sua terra, ogni Paese è il suo Paese. Ovunque vi sia un uomo c’è anche Cristo. Di Lui ha bisogno, e Lui è lì. Da sempre, e si manifesta a suo tempo in chi porta dentro il Suo cuore pieno di compassione.
Il cuore della Chiesa che ha lanciato i suoi figli sino agli estremi confini della terra, da quel giorno che sul Monte le parole del Signore avevano fatto del mondo intero la sua missione. Il cuore che Dio aveva dato a Felix. Per questo il Giappone era diventato il suo Paese. Così, naturalmente, per amore. La lingua impossibile aveva imparato a balbettarla lavorando come operaio, l’ultimo, piegando le spalle per tirar su una linea del treno ad Hiroshima, la prima città alla quale era stato inviato.
La casa resa abitabile in combutta con la Provvidenza, che lo accompagnava spesso tra quanto i giapponesi suoi vicini avevano smesso di usare, mobili ed elettrodomestici ancora buoni per chi aveva come Principale Colui che da ricco s’era fatto povero. Con Lui s’era buttato negli uffici del Comune, tappezzati di segni oscuri, gli ideogrammi che, per chi non è giapponese, sembrano messi lì apposta per impedirti di capire dove sei, che devi fare, a chi puoi rivolgerti.
Le iscrizioni alle scuole dei pargoli, la luce, il telefono, il gas; le corse all’ospedale perché quando hai tanti bambini è più il tempo che passi in macchina per tirarne qualcuno fuori dai guai che quello che puoi dedicare a riposarti. Le pietanze giapponesi, sapori e gusti e odori a distanze siderali da quelli familiari del suo “piso” (appartamento) lasciato a Madrid. E le “chiacchierate” con i medici, con i maestri dei ragazzi, con i vicini, con chiunque, fatte nei primi tempi come le farebbe un sordomuto, perché quella è stata la figura che Felix e le altre famiglie in missione in Giappone hanno fatto per lungo tempo.
Come un bambino ha imparato a dipendere totalmente da Dio, che di norma le difficoltà non è abituato a toglierle, ma, misteriosamente, è sempre lì a prenderti per mano e a condurtici dentro e a sperimentare che Lui esiste, che il Suo Figlio ha vinto la morte, che il suo amore ha trapassato ogni muro, e che, in tutto c’è speranza, perché tutto concorre al bene per chi è amato da Lui.
E così ogni difficoltà si trasformava nell’occasione per avvicinarsi a qualche giapponese, come un piccolo, come un apostolo senza sicurezze eppure felice, sereno, che proprio nella precarietà testimoniava la presenza vera e provvidente di Dio. In tutto simile ai giapponesi, Felix, percorrendo cammini e umiliazioni che solo il segreto del suo cuore ha conosciuto, ha vissuto ad Hiroshima anni fecondissimi nell’apparenza di una vita comunissima eppure straordinaria.
Il disegno divino lo ha poi condotto con la sua famiglia al nord del Giappone, Kofu per la precisione, giusto all’ombra del famoso Monte Fuji, icona classica del Paese, e lì, come l’ape al miele, frotte di immigrati sudamericani si sono avvicinati alla sua casa. Paria di questa Nazione, molti senza neanche il visto, le famiglie dissestate, parentele intrecciate come labirinti, orari di lavoro da rabbrividire, il cuore spiaccicato sul denaro da accumulare in fretta per scappare dentro ad un’illusione, tanti immigrati hanno trovato in Felix e nella sua famiglia un approdo, l’unico.
Tutto quel che sino ad allora il Signore gli aveva manifestato, l’amore sperimentato e vissuto durante una vita, la precarietà estrema dei suoi giorni traboccante però della Provvidenza che non abbandona mai i suoi figli, tutto questo incarnato in Felix era diventato l’ancora di salvezza per tanti disperati che nessuno aveva neanche pensato d’aiutare. La sua casa, la sua famiglia erano diventati la loro Chiesa, l’utero capace di accoglierli nelle loro debolezze, con i loro peccati, offrendo loro una possibilità, l’unica vera e credibile, il potere di Gesù Cristo e del suo amore.
Ma proprio lì, dove il suo apostolato sembrava dare i frutti più visibili, il Signore aveva pensato di stringerlo più forte a sé, di dare una svolta e di farlo assomigliare ancor più a Lui. Kofu doveva diventare per Felix un Getsemani intriso di sangue e tradimento. I nostri occhi hanno visto il dolore nei suoi occhi al capire che per lui, e per la sua famiglia, in quel posto non v’era più posto. Gli uomini, si sa, possono capire e non capire e, quando al parroco che lo aveva chiamato lassù è succeduto un altro parroco, beh, Felix, la sua famiglia, la missione avevano finito d’essere capiti.
In un momento ha visto crollare tutto. Era quello il tempo del fallimento, dell’incomprensione, del rifiuto. Era il momento oscuro nel quale in Felix è apparso invece, luminoso, il volto del Servo sofferente di Dio. Per tacere di tutti gli altri, in altri momenti, in altri luoghi, segreti gelosi che si è portato in Cielo. Ma questa volta era tutto pubblico, doveva far fagotto, abbandonare quell’abbozzo di comunità che aveva visto nascere tra gli ultimi di questa Nazione, lasciare quei volti, quelle storie, quelle persone.
Kofu come il Moria, e Felix ha preso su famiglia e bagagli, strappando i figli agli amici e alla scuola, ai loro stessi progetti di studio e lavoro, roba da spaccare le viscere, con una ferita nel petto ma anche, e soprattutto, con la certezza nel cuore che Dio non avrebbe abbandonato nessuno di loro, ed è partito per una nuova tappa, l’ultima, del suo pellegrinaggio missionario in Giappone.
Questa volta lo attendeva Takamatsu, e una missione nuova. La più dolorosa, la più feconda. Qualche tempo per ambientarsi, aiutare con zelo l’evangelizzazione nella Parrocchia della Cattedrale, e un dolore lancinante al petto a ricordargli che quel giorno era Lunedì Santo. Dieci anni fa, la corsa dal medico temendo un infarto, la scoperta che invece era un cancro, cattivo, aggressivo, e se lo stava portando via. Del suo corpo aveva risparmiato poco, s’era annidato ovunque, ma la sua anima quella no, era limpida, più limpida che mai. Come il suo cuore, che la sofferenza di Kofu aveva preparato, e dilatato.
Quel lunedì s’era dischiuso il frutto più bello, il miracolo più fecondo. Uno sguardo con Maite, l’intesa d’una vita, e “si rimane in Giappone, io muoio qui, per questa terra offro ogni sofferenza, per il Seminario che è in questa Diocesi, per il Vescovo, per i sacerdoti, per ogni giapponese, anche per i nemici, anche per tutti quelli che non comprendono quel che stiamo facendo, la nostra esperienza di fede.
Le mie sofferenze per loro, e questo mio corpo che sia sepolto qui, che qui è dove il Signore mi ha portato, che qui è la mia terra che tanto ho amato”. E così anche Maite, nel cuore la decisione di proseguire la missione anche quando Felix non ci sarebbe stato più. E poi, insieme, con tenerezza grande, le decisioni comunicate ai figli, e la loro spontanea adesione al pensiero di mamma e papà. Una famiglia in missione, tante vite, una sola vita donata a questa Nazione.
Felix aveva così intrapreso il cammino più arduo della sua missione, una “missione nella missione”. Si, perché in fondo, ed è cosa che ci riguarda tutti, tutto quanto era stato sino ad allora era la preparazione, una sorta d’allenamento, un ritiro pre-campionato, dove mettere in cascina fiato ed energie per la stagione agonistica. Ora Felix era nello stadio, nell’agone dell’ultima battaglia, quella per conservare la fede ed entrare nel Regno promesso.
La sua Patria diventavano ora la corsia dell’ospedale, ora lo studio del medico, ora la stanza della chemio, e suoi fratelli i medici, le infermiere, ognuno che gli si avvicinasse, cristiano o no, spagnolo, giapponese o quel che fosse. Amici, conoscenti, e sconosciuti, tanti, tantissimi hanno pellegrinato al suo giaciglio. Una malattia per la vita, per la Gloria di Dio, il Vangelo al vivo, davanti ai nostri occhi. Un letto di dolore trasfigurato in un santuario dove era palpabile la presenza di Dio.
Ecco, una vita che si era andata trasfigurando e rassomigliandosi sempre più al Signore, questa era stata la vita di Felix, ed ora, in queste sue ultime ore, tutto si stava davvero compiendo. Intorno v’era sofferenza certo, ma incastonata in una pace che non poteva essere di questo mondo, e niente di più lontano dalla rassegnazione. La sofferenza di Felix, di Maite, dei suoi figli era lì a gridare dolcemente che la morte è vinta, la sofferenza, il dolore, questi mostri che ci riempiono di spavento erano lì, davanti agli occhi di tutti, come perle che brillavano nel candore d’una pace celeste.
Ora Felix stringeva con forza nuova e indistruttibile i suoi figli, i suoi dieci figli che intorno al suo letto lo impreziosivano come una corona di diamanti. Un re con il suo Re sul trono della Croce. Abbiamo tutti visto il Signore vivo in un corpo che scivolava verso la morte. La lotta c’è stata, non stiamo qui a scrivere un epitaffio impastato di miele. Sofferenze e combattimenti duri, tentazioni, perché il cancro, lo sappiamo, non è mica una passeggiata nei boschi.
Ha camminato spesso sul crinale Felix, ce lo ha detto più volte. Tutta la vita era stata un posare passo dopo passo i giorni su di un filo, da un lato il burrone, la possibilità concreta di cadere e sfracellarsi, ma Dio era stato sempre fedele. Mille volte aveva avuto misericordia. E anche ora Dio era fedele, fedele e misericordioso, ora che parlare non poteva, mangiare ancor di meno, l’accusatore era lì per farlo disperare, per strappargli quello che desiderava di più, la pace e la certezza dell’amore di Dio.
Negli ultimi tempi gli ronzavano per la testa le parole di Teresina di Lisieux, che non era la morte che si portava via la vita quella che stava arrivando, ma la Vita, quella vera, che spazza via la morte. E desiderava ardentemente comprendere e vivere l’esperienza della piccola Teresa, quella di potersi sedere a mensa con i peccatori, segno d’un cuore che bramava, pieno di compassione, la salvezza di ogni uomo.
E Maria era già in viaggio mentre si affacciava nella notte il suo giorno, quello in cui fece scendere candidi fiocchi ad imbiancare un colle di Roma. Felix sfinito cercava l’aria per posare gli ultimi passi che lo separavano dal Cielo, respiri lenti e affannati che sembravano adagiati sulle nostre parole pregate. Maite a stringer la mano, i suoi figli come virgulti d’ulivo intorno a Lui, quasi a proteggerlo e ad accompagnarlo nell’ultimo viaggio, e i fratelli in missione con lui lì accanto, ed era una liturgia.
Preghiere, un rosario, un altro, e un’Ave Maria, l’ultima, un Amen, l’ultimo, a raccogliere l’anima di Felix che saliva al Cielo. E’ passata da poco mezzanotte, è il 5 di agosto del 2005, è la Madonna della neve, la Vergine Maria ha steso il suo manto, ha preso con Lei il suo fiocco di neve, lo porta dal Suo Figlio, il premio promesso. Un miracolo, un volto di pace dopo tanta fatica, e lì, dove Felix ha posato il suo corpo, come la neve di tanti secoli fa ha segnato il luogo di una chiesa, qui, in Giappone, sorgerà una chiesa, ne siamo certi, una comunità viva che dia gloria a Dio e che testimoni, per tutti, l’amore infinito di Dio che abbiamo visto brillare nel sorriso di Felix.
In fondo è questo il martirio che genera cristiani. La morte di Felix, una terribile ingiustizia per il mondo, è stata ed è la sua predicazione più feconda. Proprio dalla sua nascita al Cielo, sulla terra è planato il Cielo: segni e prodigi per testimoniare che davvero Cristo è risorto a tutti noi e ai tanti giapponesi che lo hanno conosciuto. Ruth, una delle sue figlie, si è sposata e ora, con 6 figli è in missione a Hiroshima con la sua famiglia. Un’altra figlia, Teresa, è ormai da tre anni in un convento di clausura carmelitano ad Huesca, in Spagna, felicissima e innamoratissima di Gesù. Javier, uno dei ragazzi, è missionario itinerante in Corea, mentre Juan suo fratello si sta preparando per entrare in seminario. Le ultime due figlie sono fidanzate, mentre i primi figli sono felicemente sposati e spendono la propria vita per il Vangelo.
Questa è l’opera di Dio in Felix, la realizzazione del Mistero Pasquale simile a quella che risplende in tanti altri missionari del Cammino Neocatecumenale e nelle famiglie che domani Papa Francesco invierà nel mondo, speranza per la Chiesa e per questa generazione, come disse profeticamente San Giovanni Paolo II: “Attraverso il Battesimo siamo immersi nel Mistero Pasquale di Cristo per ritrovare la pienezza della vita, e questa pienezza della persona, ma nello stesso tempo, nella dimensione della famiglia – comunione di persone – per portare, per ispirare con questa novità di vita gli ambienti diversi, le società, i popoli, le culture, la vita sociale, la vita economica… Tutto questo è per la famiglia. Voi dovete andare in tutto il mondo a ripetere a tutti che è “per la famiglia”, non a costo della famiglia. Sì, il vostro programma deve essere pienamente evangelico, coraggioso nel testimoniare e coraggioso nel domandare, nel domandare davanti a tutti… portando anche avanti un programma direi socio-politico, socio-economico. La famiglia è coinvolta in tutto questo e può essere aiutata, portata avanti, privilegiata o può essere distrutta. Dovete, con tutte le vostre preghiere, con la vostra testimonianza, con la vostra forza, dovete aiutare la famiglia, dovete proteggerla contro ogni distruzione”.
 Articolo pubblicato su “La Croce” del 5 marzo 2015

lunedì 2 febbraio 2015

La storia di Gloria Polo


Gloria Polo è una dentista di Bogotà che afferma di essere tornata dall'aldilà.
La sua testimonianza è davvero impressionante.





Sul suo sito internet: www.gloriapolo.com, appare un estratto (in inglese) di un intervista che ha rilasciato a Radio Maria in Colombia e che è stata tradotta in qualche modo su www.lalucedimaria.it


“Fratelli e sorelle, è meraviglioso per me condividere con voi in questo istante, l’ineffabile grazia che mi ha dato Nostro Signore, ormai più di dieci anni fa.
Mi trovavo all’Università Nazionale della Colombia a Bogotà (nel maggio 1995). Con mio nipote, dentista come me, preparavamo una lezione.
Quel venerdì pomeriggio, mio marito ci accompagnò perché dovevamo prendere dei libri alla Facoltà. Pioveva molto e mio nipote ed io stessa, ci riparavamo sotto un piccolo ombrello. Mio marito, coperto da un impermeabile si avvicinò alla biblioteca del Campus. Mio nipote ed io lo seguivamo, ci siamo diretti verso degli alberi per sfuggire agli scrosci d’acqua.
In quell’attimo siamo stati tutt’e due colpiti da un fulmine. Mio nipote è morto sul colpo; era giovane e nonostante la sua giovane età, si era consacrato a Nostro Signore; aveva una grande devozione per Gesù Bambino.
Portava ogni giorno la Sua Santa Immagine in un cristallo di quarzo sul suo petto. Secondo l’autopsia il fulmine era passato per l’immagine; carbonizzò il suo cuore e uscì sotto i suoi piedi. Esteriormente non presentava alcuna traccia di bruciature.
Per quanto mi riguarda, il mio corpo fu bruciato in modo orribile, sia all’interno che all’esterno. Questo corpo che voi ora avete davanti, risanato, lo è per la grazia della misericordia divina. Il fulmine mi aveva carbonizzato, io non avevo più i seni e praticamente tutta la mia carne e una parte delle mie costole erano scomparse. Il fulmine è uscito dal mio piede destro dopo aver bruciato quasi completamente il mio stomaco, il mio fegato, i miei reni e i miei polmoni.
Io praticavo la contraccezione e portavo una spirale intra uterina in rame. Il rame essendo un eccellente conduttore d’elettricità, carbonizzò le mie ovaie. Mi trovai perciò con un arresto cardiaco, senza vita, il mio corpo aveva dei soprassalti a causa dell’elettricità che aveva ancora.
Ma questo è solamente per quello che riguarda la parte fisica di me stessa perché, quando la mia carne fu bruciata, nello stesso istante mi ritrovai in un bellissimo tunnel di luce bianca, piena di gioia e di pace; nessuna parola può descrivere la grandezza di quel momento di felicità. L’apoteosi dell’istante era immensa.
Mi sentivo felice e piena di gioia, perché non ero più soggetta alla legge di gravità. Alla fine del tunnel, vidi come un sole da dove proveniva una luce straordinaria. Ve la descriverei come bianca per darvene una certa idea, ma in realtà nessun colore di questa terra è paragonabile a questo splendore. Ne percepivo la sorgente di tutt’amore e pace.
Mentre mi elevavo, realizzai che stavo morendo. In quell’istante ho pensato ai miei figli e mi sono detta: “Oh, mio Dio, i miei figli, che penseranno di me? La mamma molto attiva che ero stata, non ha mai avuto tempo da dedicare a loro!” Mi era possibile vedere la mia vita quale era stata realmente e questo mi rattristava. Lasciavo la casa ogni giorno per cambiare il mondo e non ero mai stata capace di occuparmi dei miei figli.
In quell’istante di vuoto che provavo a causa dei miei figli, vidi qualcosa di magnifico: il mio corpo non faceva più parte dello spazio e del tempo. In un istante mi era possibile abbracciare con lo sguardo tutto il mondo: quello dei vivi e quello dei morti.
Ho potuto sentire i miei nonni e i miei genitori defunti. Ho potuto stringere a me tutto il mondo, era un bellissimo momento! Capii allora di aver sbagliato credendo alla reincarnazione di cui mi ero fatta avvocato.
Io avevo l’abitudine di “vedere” dappertutto mio nonno e mio bisnonno. Ma là essi mi abbracciavano ed ero in mezzo a loro. Nel medesimo istante eravamo vicini a tutte le persone che io avevo conosciuto nella mia vita.
Durante questi momenti così belli fuori dal mio corpo, avevo perduto la nozione del tempo. Il mio modo di vedere era cambiato: (sulla terra) distinguevo tra chi era grasso, chi era di altra razza o disgraziato, perché avevo sempre dei pregiudizi. Fuori del mio corpo, consideravo le persone interiormente (l’anima), . Com’è bello vedere la gente interiormente (l’anima)!
Io potevo conoscere i loro pensieri e i loro sentimenti. Io li abbracciavo tutti in un istante mentre continuavo a salire sempre più in alto e piena di gioia. Capii allora che potevo godere di una vista magnifica, di un lago di una bellezza straordinaria.
Ma in quel momento, sentii la voce di mio marito che piangeva e mi chiamava singhiozzando: ”Gloria, ti prego, non andartene! Gloria svegliati! Non abbandonare i ragazzi, Gloria” L’ho guardato e non solo l’ho visto ma ho sentito il suo profondo dolore.
E il Signore mi ha permesso di tornare anche se non era mio desiderio. Io provavo una cosi grande gioia, tanta pace e felicità! Ed ecco che discendo ormai lentamente verso il mio corpo dove giacevo senza vita. Era posto su una barella, al centro medico del Campus.
Potevo vedere i medici che mi facevano l’elettrochoc e tentavano di rianimarmi dopo l’arresto cardiaco che avevo avuto. Siamo rimasti lì per due ore e mezzo. Prima, questi dottori non ci potevano toccare perché i nostri corpi erano ancora troppo conduttori di elettricità; dopo quando poterono, si sforzarono di richiamarci alla vita.
Io mi posai vicino alla testa e sentii come uno choc che mi entrò violentemente all’interno del mio corpo. Questo fu doloroso perché  faceva scintille da tutte le parti. Mi vidi incorporata a qualcosa di così stretto. Le mie carni morte e bruciate mi facevano male, sprigionavano fumo e vapore.
Ma la ferita più orribile era quella della mia vanità: ero una donna di mondo, un dirigente, un’ intellettuale, una studiosa schiava del suo corpo, della bellezza e della moda. Io facevo della ginnastica quattro ore al giorno, per avere un corpo snello: massaggi, terapie, diete di ogni genere, etc. Questa era la mia vita, una routine che mi incatenava al culto della bellezza del corpo. Io mi dicevo: “Ho dei bei seni, tanto vale mostrarli. Non c’è nessuna ragione di nasconderli.”
Lo stesso per le mie gambe, perché credevo di avere delle belle gambe e un bel petto! Ma in un istante, avevo visto con orrore che avevo passato la mia vita a prendermi cura del mio corpo. L’amore per il mio corpo era divenuto il centro della mia esistenza.
Ora, in questo momento, non avevo più corpo, niente petto, niente se non un orribile buco. Il mio seno sinistro in particolare era sparito. Ma il peggio era che le mie gambe non erano che piaghe aperte senza carne, completamente bruciate e carbonizzate.
Di là, mi trasportano all’ospedale dove mi dirigono d’urgenza alla sala operatoria e cominciano a raschiare e pulire le bruciature.
Quando ero sotto anestesia, ecco che esco di nuovo dal mio corpo e vedo ciò che i chirurghi sono in procinto di farmi. Ero preoccupata per le mie gambe.
Di colpo passai un momento orribile: tutta la mia vita, non ero stata che una cattolica di “regime”: Il mio rapporto con il Signore era la Santa Messa della domenica, per non più di 25 minuti, là dove l’omelìa del sacerdote era più breve, perché non ne potevo sopportare di più. Tale era la mia relazione con il Signore. Tutte le correnti (di pensiero) del mondo m’avevano influenzato come una banderuola.
Un giorno, quand’ero già dentista professionista, avevo sentito un prete affermare che l’inferno come i diavoli, non esistevano. Ora, questa era la sola cosa che mi tratteneva per frequentare la Chiesa. Sentendo tale affermazione, mi dissi che saremo andati tutti in paradiso, indipendentemente da quello che siamo e mi allontanai completamente dal Signore.
Le mie conversazioni divennero malsane perché non potevo più reprimere il peccato. Cominciai a dire a tutti che il diavolo non esisteva e che quella era una invenzione dei preti, che c’era della manipolazione…
Quando uscivo con i miei colleghi dell’università, dicevo loro che Dio non esisteva e che noi eravamo un prodotto dell’evoluzione. Ma in quell’istante, là, nella sala operatoria, ero veramente terrorizzata, vedevo dei diavoli venire verso di me perché io ero la loro preda. Dai muri della sala operatoria vidi spuntare molta gente.
All’inizio, sembravano normali, ma in seguito mi resi conto che avevano dei visi pieni di odio, detestabili. In quel momento, per una certa perspicacia che mi fu data, capii che io appartavo a ciascuno di loro. Compresi che il peccato non era senza conseguenze e che la menzogna più infame del demonio, era quella di far credere che egli non esisteva.
Io li vedevo tutti venire a cercarmi, immaginate il mio spavento! Il mio spirito intellettuale e scientifico non mi era di nessun aiuto. Volevo ritornare nel mio corpo , ma quello non mi lasciava entrare. Corsi allora verso l’esterno della stanza, sperando di nascondermi da qualche parte tra i corridoi dell’ospedale, ma di fatto finii per saltare nel vuoto.
Cadevo in un tunnel che mi aspirava verso il basso. All’inizio c’era della luce e il posto assomigliava a un alveare d’api. C’era moltissima gente. Ma presto cominciai a discendere passando per dei tunnels completamente oscuri.
Non c’è alcun paragone tra l’oscurità di quel luogo e la più totale oscurità della terra quando non potrebbe comparire la luce delle stelle. Questa oscurità suscita sofferenza, orrore e vergogna. L’odore era pestilenziale.
Quando infine finii di discendere questi tunnels, atterrai su una piattaforma. Io che avevo l’abitudine di dichiarare che avevo una volontà d’acciaio e che nulla era troppo per me… là, la mia volontà non serviva a niente, non riuscivo affatto a risalire.
A un certo punto, vidi aprirsi al suolo come un gigantesco baratro e un immenso abisso senza fondo. La cosa più orribile di questo buco spalancato era che vi si percepiva l’assenza assoluta dell’amore di Dio e questo, senza la minima speranza.
Il precipizio mi aspirava ed ero terrificata. Sapevo che se andavo là dentro, la mia anima ne moriva. Io ero trascinata verso questo orrore, qualcuno m’aveva preso per i piedi. Il mio corpo entrava ormai in questo buco e fu un momento di estrema sofferenza e di spavento.
Il mio ateismo mi abbandonò e cominciai a gridare verso le anime del Purgatorio per avere dell’aiuto. Mentre urlavo, sentivo un dolore fortissimo perché mi fu dato di capire che migliaia e migliaia di esseri umani si trovavano là, soprattutto dei giovani.
E’ con terrore che sento stridore di denti, grida orribili, e dei gemiti che mi scuotevano nel più profondo del mio essere. Mi sono stati necessari degli anni prima di rimettermi, perché ogni volta che mi ricordavo di questi istanti, piangevo pensando alle loro terribili sofferenze. Compresi che è là che vanno le anime dei suicidi, che in un attimo di disperazione, si ritrovano in mezzo a questi orrori. Ma il tormento più indicibile, era l’assenza di Dio. Non si poteva percepire Dio.
In quei tormenti, mi sono messa a gridare: ”Chi ha potuto commettere un errore simile? Io sono quasi una santa: non ho mai rubato, non ho mai ucciso, ho dato da mangiare ai poveri, ho fatto cure dentarie gratuite a che ne necessitava; che ci faccio qui? Io andavo alla Messa la domenica… non ho mai mancato alla messa domenicale, non più di cinque volte nella mia vita! Allora perché sono qui? Io sono cattolica, vi prego, sono cattolica, fatemi uscire di qui!”
Mentre gridavo che ero cattolica scorsi un debole bagliore. E vi posso assicurare che in quel posto la più piccola luce era il più bello dei doni. Vidi dei gradini al di sopra del precipizio e ho riconosciuto mio padre, deceduto cinque anni prima. Molto vicina e quattro gradini più in alto, stava mia madre in preghiera, illuminata di più dalla luce.
Il vederli, mi riempì di gioia e dissi loro: ”Papà, Mamma, fatemi uscire! Vi supplico, fatemi uscire!" Quando si chinarono verso l’abisso. Voi dovreste vedere il loro immenso dispiacere.
In quel posto, potete percepire i sentimenti degli altri e sentire le loro pene. Mio padre si mise a piangere tenendo la testa tra le sue mani: ”Figlia mia, figlia mia!” diceva. Mamma pregava e capii che non mi potevano far uscire di là, la mia pena si accrebbe della loro perché essi condividevano la mia.
Così, mi misi a gridare di nuovo: “Vi supplico, fatemi uscire di qui! Io sono cattolica! Chi ha potuto commettere un tale errore? Vi supplico, fatemi uscire di qui!"
Questa volta, una voce si fece sentire, una voce così dolce che fece tremare la mia anima. Tutto allora fu inondato d’amore e di pace e tutte queste tetre creature che mi circondavano scapparono perché non possono stare di fronte all’Amore. Questa voce preziosa mi dice: ”Benissimo, poiché tu sei cattolica, dimmi quali sono i comandamenti di Dio.”
Ecco una mossa sbagliata da parte mia. Sapevo che aveva dieci comandamenti, punto e nient’altro. Che fare? Mamma mi parlava sempre del primo comandamento d’amore: non avevo che da ripetere ciò che lei mi diceva. Pensai di improvvisare e nascondere così la mia ignoranza degli altri (comandamenti). Credevo di potermela cavare, come sulla terra dove trovavo sempre una buona scusa; e mi giustificai difendendomi per mascherare la mia ignoranza.
Dissi: “Amerai il Signore, tuo Dio al di sopra di tutto ed il prossimo come te stesso”. Sentii allora: “Benissimo, li hai tu amati?” I risposi. “Sì li ho amati, li ho amati, li ho amati!”
E mi fu risposto: “No. Tu non hai amato il Signore tuo Dio al di sopra di tutto e ancora meno il tuo prossimo come te stessa. Tu ti sei creata un dio che adattavi alla tua vita e te ne servivi solamente nel caso di urgente bisogno.
Tu ti prosternavi davanti a lui quando eri povera, quando la tua famiglia era umile e quando desideravi andare all’università. In quei momenti, pregavi sovente e ti inginocchiavi per delle ore per supplicare il tuo dio di farti uscire dalla miseria; perché ti accordasse il diploma che ti permetteva di diventare qualcuno. Ogni volta che avevi bisogno di soldi recitavi il rosario. Ecco la tua relazione con il Signore”.
Sì, devo riconoscere che prendevo il rosario e aspettavo del denaro in cambio, tale era la mia relazione con il Signore. Mi fu dato da vedere subito il diploma preso e la notorietà ottenuta, non ebbi mai il minimo sentimento d’amore per il Signore. Essere riconoscente, no, mai! Quando aprivo gli occhi al mattino, non avevo mai un grazie per il giorno nuovo che il Signore mi dava da vivere, non Lo ringraziavo mai per la mia salute, per la vita dei miei figli, per tutto ciò che mi aveva donato. Era l’ingratitudine più totale. Non avevo compassione per i bisognosi. 
In pratica, tu collocavi il Signore così in basso che avevi più confidenza con i responsi di Mercurio e di Venere. Eri accecata dall’Astrologia, proclamando che le stelle dirigevano la tua vita! Tu vagabondavi verso tutte le dottrine del mondo, Credevi che saresti morta per rinascere ancora! E hai dimenticato la misericordia. Tu ti sei dimenticata che sei stata riscattata dal Sangue di Dio. 
Ora mi mette alla prova con i dieci comandamenti. Ora mi dimostra che pretendevo di amare Dio ma che in realtà, era satana che io amavo.
Così, un giorno, una donna era entrata nel mio studio dentistico per offrirmi i suoi servizi di magìa ed io le avevo detto: “Non ci credo, ma lasciate questo portafortuna qui nel caso che funzioni”. Avevo messo in un angolo un ferro da cavallo ed un cactus, tenuti per allontanare le energie cattive.
Come tutto questo era vergognoso! Questo fu un esame della mia vita a partire dai dieci comandamenti. Mi fu mostrato quel che era stato il mio comportamento faccia a faccia col mio prossimo. Mi fu fatto vedere come io pretendessi di amare Dio mentre avevo l’abitudine di criticare tutti, di puntare il dito su ciascuno, io la santissima Gloria! Mi si mostrò come ero invidiosa ed ingrata! Io non avevo mai provato riconoscenza verso i miei genitori che mi avevano dato il loro amore ed avevano fatto tanti sacrifici per educarmi e mandarmi all’Università. Dall’ottenimento del diploma, essi divennero anche miei inferiori; avevo anche vergogna di mia madre a causa della sua povertà, della sua semplicità e della sua umiltà.
Per quanto concerne il mio comportamento come moglie,mi fu mostrato che mi lamentavo sempre, dalla mattina alla sera. Se mio marito mi diceva: “Buongiorno”, io replicavo: “Perché questo giorno sia buono quando fuori piove”. Mi lamentavo anche continuamente dei miei figli: Mi fu mostrato che non avevo mai amato né avuto compassione per i miei fratelli e sorelle della terra.
E il Signore mi dice: “Tu non hai mai avuto considerazione per i malati nella loro solitudine, non hai mai tenuto loro compagnia. Non hai mai avuto compassione degli orfani, di tutti questi bambini infelici”. Avevo un cuore di pietra dentro un guscio di noce. Su questa dei dieci comandamenti, non avevo una mezza risposta corretta.
Era terribile, devastante! Ero completamente sconvolta. E mi dicevo: “Almeno non mi potrà rimproverare di avere ucciso qualcuno! Per esempio, compravo delle provviste per i bisognosi; questo non era per amore, piuttosto per apparire generosa, e per il piacere che avevo di manipolare quelli che erano nel bisogno. Dicevo loro: “Prendete queste provviste e andate al mio posto alla riunione dei genitori e dei professori perché io non ho il tempo di parteciparvi”.
Inoltre, amavo essere circondata da persone che mi incensavano. Mi ero fatta una certa immagine di me stessa.
Il tuo dio era il denaro, mi ha ancora detto. Tu sei stata condannata a causa del denaro. E’ per questa ragione che sei sprofondata nell’abisso e che ti sei allontanata dal Signore.
Noi eravamo stati effettivamente ricchi, ma alla fine eravamo diventati insolvibili, senza un soldo e peni di debiti. Per tutta risposta, gridai: “ Che denaro? Sulla terra, abbiamo lasciato un sacco di debiti!”
Quando venni ad un secondo comandamento, io vidi con tristezza che nella mia infanzia, avevo presto capito che la menzogna era un eccellente mezzo per evitare le severe punizioni di mamma. Io cominciai mano nella mano con il padre della menzogna (satana) e divenni bugiarda. I miei peccati aumentavano come le mie menzogne. Avevo osservato come mamma rispettava il Signore ed il Suo Nome Santissimo. Vi trovai un’arma per me e mi misi a bestemmiare il Suo Nome. Dicevo: "Mamma, io giuro su Dio che…”. E così evitavo le punizioni. Immaginate le mie menzogne , implicando il Nome Santissimo del Signore…
E notate, fratelli e sorelle, che le parole non sono mai vane perché quando mia madre non mi credeva, avevo preso l’abitudine di dirle: “ Mamma, se io mento, che un fulmine mi colpisca qui e subito”. Se le parole sono volate via con il tempo, si riscontra che il fulmine mi ha bella e ben colpito; mi ha carbonizzato ed è grazie alla misericordia divina che io ora sono qui.
Mi fu mostrato come, io che mi dichiaravo cattolica, non rispettassi nessuna delle mie promesse e come utilizzavo futilmente il nome di Dio.
Fui sorpresa di vedere che alla presenza del Signore, tutte queste orribili creature che mi circondavano, si prosternavano in adorazione. Vidi la Vergine Maria ai piedi del Signore che pregava ed intercedeva per me.
Per quel che riguarda il rispetto del giorno del Signore. Ero pietosa e ne provai un dolore intenso. La voce mi diceva che le domeniche, passavo quattro o cinque ore ad occuparmi del mio corpo; io non avevo nemmeno dieci minuti di azione di grazia o di preghiera da consacrare al Signore. Se cominciavo un rosario, mi dicevo: “ Lo posso fare durante la pubblicità, prima del telefilm”. La mia ingratitudine di fronte al Signore mi fu rimproverata. Quando non volevo partecipare alla Messa, dicevo a mamma: “ Dio è dappertutto, perché dovrei andare lì?…"
La voce mi ricordò ugualmente che Dio vegliava su di me notte e giorno e che in cambio io non Lo pregavo per niente; e le domeniche, non Lo ringraziavo e non Gli manifestavo la mia gratitudine o il mio amore. Al contrario, prendevo cura del mio corpo, ne ero schiava e dimenticavo totalmente che avevo un’anima e che la dovevo nutrire. Ma mai la nutrii della parola di Dio, perché dicevo che chi legge la Parola di Dio (Bibbia), diviene pazzo.
E per quanto concerne i Sacramenti, avevo sbagliato in tutto. Dicevo che non sarei mai andata a confessarmi perché quei vecchi signori erano peggiori di me. Il diavolo mi stornava dalla confessione ed è così che impediva la mia anima d’essere pulita e di guarire.
La bianca purezza della mia anima ne pagava il prezzo ogni volta che peccavo. Satana lasciava il suo marchio: un marchio oscuro. Eccetto che per la mia prima Comunione, non avevo mai fatto una buona confessione. A partire di là, non ho mai ricevuto il Signore degnamente.
La mancanza di coerenza aveva raggiunto un tale degrado che io bestemmiavo:“ La Santa Eucaristia? Si può immaginare Dio in un pezzo di pane?” Ecco in che stato era ridotta la mia relazione con Dio. Non avevo mai nutrito la mia anima e più ancora, criticavo i preti costantemente. Voi dovevate vedere come mi ci dedicavo! Dalla mia più tenera infanzia, mio padre aveva l’abitudine di dire che quella gente là erano ancora più donnaioli dei laici. E il Signore mi dice: “Chi sei tu per giudicare così i Miei consacrati? Questi sono degli uomini e la santità di un sacerdote è sostenuta dalla sua comunità che prega per lui, che l’ama e lo aiuta. Quando un prete commette un errore, è la sua comunità che ne è responsabile, mai lui”. Ad un certo momento della mia vita, accusai un prete di omosessualità e la comunità ne fu informata. Voi non potete immaginare il male che ho fatto!
Per quanto attiene al quarto comandamento”Onorerai tuo padre e tua madre” come vi ho detto, il Signore mi fece vedere la mia ingratitudine faccia a faccia dei miei genitori. Io mi lamentavo perché non potevano offrirmi tutte quelle cose di cui disponevano i miei compagni. Ero ingrata verso di loro per tutto quello che hanno fatto per me ed io non ero nemmeno arrivata al punto dove dicevo che non conoscevo mia madre perché lei non era al mio livello. Il Signore mi mostrò come avrei pertanto potuto osservare questo comandamento.
In effetti avevo pagato le fatture delle medicine e del medico quando i mie genitori erano malati, ma come analizzavo tutto in funzione dei soldi. Io allora ne approfittai per manipolarli ed ero arrivata a schiacciarli.
Mi sentivo male nel vedere mio padre piangere tristemente perché anche se fu un buon padre che m’aveva insegnato a lavorare duramente ed ad intraprendere, aveva dimenticato un dettaglio importante: che io avevo un’anima e che per il suo cattivo esempio la mia vita aveva cominciato a vacillare. Egli fumava, beveva, andava dietro alle donne a tal punto che un giorno suggerii a mamma di abbandonare suo marito. “Tu non dovrai più continuare per lungo tempo con un uomo come lui. Sii dignitosa, fagli vedere che vali qualcosa”. E mamma risponde: “No mia cara, io soffro ma mi sacrifico perché ho sette figli e perché alfine della giornata, tuo papà dimostra di essere un buon padre; non potrei mai andarmene e separarvi da vostro padre; di più se io me ne andassi, chi pregherebbe per la sua salvezza. Io sono la sola che lo possa fare perché tutte queste pene e ferite che mi infligge, io le unisco alle sofferenze di Cristo sulla Croce. Ogni giorno dico al Signore: il mio dolore è niente in confronto della vostra Croce, così, vi prego, salvate mio marito e i miei figli”.
Da parte mia, non riuscivo a comprenderla e divenni ribelle, cominciai a prendere la difesa delle donne, ad incoraggiare l’aborto, la convivenza ed il divorzio.
Quando venne al quinto comandamento, il Signore mi fece vedere l’assassinio orribile che avevo fatto commettendo il più orribile dei crimini: l’aborto.
Di più, io avevo finanziato diversi aborti perché sostenevo che una donna aveva il diritto di sceglie di rimanere incinta o no. Mi fu dato da leggere nel Libro della Vita e fui profondamente mortificata, perché una ragazzina di 14 anni aveva abortito su miei consigli.
Io avevo ugualmente prodigato dei cattivi consigli a delle ragazzine tre delle quali erano mie nipoti parlando loro della seduzione, della moda, consigliando loro di approfittare del loro corpo, e dicendo loro di usare la contraccezione: Questo è una specie di corruzione dei minori che aggravava l’orribile peccato dell’aborto.
Ogni volta che viene versato il sangue di un bambino, è un olocausto a satana, che ferisce e fa tremare il Signore. Io vidi nel libro della Vita come la nostra anima si formava, al momento che il seme perviene nell’ovulo. Una bella scintilla scocca, una luce che è come un raggio di sole di Dio Padre. Appena il ventre della mamma è inseminato si illumina della luce dell’anima.
Durante l’aborto, l’anima geme e grida per il dolore e se ne ode il grido al Cielo perché ne è scosso. Questo grido risuona ugualmente all’Inferno, ma è un grido di gioia. Quanti bambini sono uccisi ogni giorno!
E’ una vittoria dell’Inferno. Il prezzo di questo sangue innocente libera ogni volta un demone di più. Io mi sono immersa in questo sangue e la mia anima divenne totalmente ottenebrata. In seguito a questi aborti, avevo perduto la percezione del peccato. Per me, tutto era O. K. E che dire di tutti quei bambini a cui io avevo rifiutato la vita a causa della spirale (anticoncezionale) che utilizzavo. E così sprofondavo ancora di più nell’abisso. Come potevo affermare che io non avevo mai ammazzato!
E tutte le persone che ho disprezzato, odiato, che non ho amato! Anche così sono stata un’assassina perché non si uccide solamente con una pallottola della pistola. Si può egualmente uccidere odiando, commettendo degli atti di cattiveria, invidiando ed essendo gelosi.
Per quel che riguarda il sesto comandamento, mio marito fu l’unico uomo della mia vita. Ma mi fu dato di vedere che ogni volta che mettevo in mostra il mio petto e che portavo i miei pantaloni leopardati, incitavo gli uomini all’impurità e li inducevo al peccato.
Di più, io consigliavo alle donne d’essere infedeli al loro marito, predicavo contro il perdono e incoraggiavo il divorzio. Realizzai allora che i peccati della carne sono terribili e condannabili anche se il mondo attuale trova accettabile che ci si comporti come degli animali.
Era particolarmente doloroso vedere come i peccati d’adulterio di mio padre avevano ferito i suoi figli. I miei tre fratelli divennero delle copie conforme al loro padre, donnaioli e bevitori, incoscienti del torto che facevano ai loro figli. Ecco perché mio padre piangeva con tanto dispiacere constatando che il cattivo esempio che aveva dato s’era ripercosso su tutti i suoi figli.
Quanto al settimo comandamento – non rubare - io che mi giudicavo onesta, il Signore mi fece vedere il cibo sprecato nella mia casa mentre il resto del mondo soffriva la fame. Egli mi disse: “Io avevo fame e guarda quello che tu hai fatto con quello che ti ho dato, come l’hai sprecato! Io avevo freddo e tu guarda come eri schiava della moda e delle apparenze, buttando via tanto denaro nelle diete per dimagrire.
Del tuo corpo ne hai fatto un dio!
Mi fece comprendere che avevo una parte di colpa nella povertà del mio paese. Mi dimostrò anche che ogni volta che criticavo qualcuno, rubavo il suo onore. Sarebbe stato più facile per me rubare del denaro, perché il denaro si può sempre restituire, ma la reputazione!… 
Di più io derubavo ai miei figli la grazia di avere una madre tenera e piena d’amore. Io abbandonavo i miei figli per andare nel mondo, li lasciavo davanti alla televisore, al computer, ai video giochi; e per tacitarmi la coscienza, compravo loro dei vestiti di marca. Com’è orribile! Che immenso dispiacere!
Nel Libro della Vita si vede tutto come in un film. I miei figli dicevano: ”Speriamo che mamma non rientri troppo presto e che ci siano degli ingorghi perché è fastidiosa e brontolona”. Infatti, io avevo rubato loro la madre, avevo rubato loro la pace che dovevo portare nella mio focolare. Non avevo insegnato l’amore di Dio né l’amore del prossimo. E’ semplice: se non amo i miei fratelli, non ho niente a che vedere con il Signore: se io non ho della compassione, io non ho niente a che vedere con Lui non più.
Ora parlerò delle false testimonianze e della menzogna perché ero diventata un’esperta nella materia. Non ci sono bugie innocenti, tutto viene da satana che è il loro padre. Le colpe che ho commesso con la lingua erano veramente spaventose.
Ho visto come ho ferito con la mia lingua. Ogni volta che  spettegolavo, che mi facevo beffe di qualcuno, o gli attribuivo un sopranome dispregiativo, io ferivo quella persona. Quanto un sopranome può far male! Io potevo complessare una donna chiamandola: “la grossa”…
Nel corso di questo giudizio sui dieci comandamenti, mi si mostrò che tutti miei peccati avevano come causa la bramosìa, questo desiderio malsano. Mi sono vista felice con tanti soldi. E il denaro divenne la mia ossessione. E’ veramente triste, perché per la mia anima il momento più terribile era stato quando avevo a disposizione molto denaro.
Io avevo anche pensato al suicidio. Avevo tanto denaro e mi sentivo sola, vuota, amara e frustrata. Questa ossessione del denaro mi allontanò dal Signore e fece sì che mi allontanai delle sue mani.
Dopo l’esame dei 10 comandamenti, il Libro della Vita mi fu mostrato. Avrei voluto le parole adeguate per descriverlo. Il mio Libro della Vita cominciò quando le cellule dei miei genitori si unirono. Presso che immediatamente, ci fu una scintilla, una magnifica esplosione e un’anima era così formata, la mia, creata dalle mani di Dio, nostro padre, un Dio così buono! E’ veramente meraviglioso! Egli veglia su di noi 24 ore su 24. Il Suo Amore era il mio castigo perché Lui non guardava il mio corpo di carne ma la mia anima e Lui vedeva come mi allontanavo dalla salvezza.
Vorrei anche dirvi che a quel punto ero un’ipocrita! Io dicevo ad una amica: “Sei incantevole in questo abito, ti sta così bene!” Ma io pensavo tra me e me: è un vestito grottesco, e si crede pure una regina!
Nel Libro della Vita, tutto appariva esattamente tale e quale l’avevo pensato si vede anche l’ambiente interno dell’anima. Tutte le mie menzogne erano esposte ed ognuno poteva vederle.
Marinavo sovente la scuola, perché mamma non mi permetteva di andare dove volevo. Per esempio, le mentivo a proposito di un lavoro di ricerca che dovevo fare alla biblioteca universitaria e di fatto, andavo invece a vedere un film porno o a bere una birra in un bar con degli amici. Quando penso che mamma ha visto sfilare la mia vita e che niente è stato dimenticato!
Il Libro della Vita è veramente bellissimo. Mia madre aveva l’abitudine di mettere nel mio cestino delle banane per il mio pranzo, pasta di guava così del latte, perché nella mia infanzia, eravamo poverissimi. Mi capitava di mangiare le banane e di buttare per terra le bucce senza pensare che qualcuno poteva scivolare su di esse e farsi male.
Il Signore mi mostrò come una persona scivolò su una delle mie bucce di banana; avrei potuto ucciderla per la mia mancanza di compassione. L’unica volta della mia vita che mi confessai con dispiacere e pentimento, quando una donna mi rese 4500 pesos in più in un negozio alimentare di Bogotà. Mio padre ci aveva insegnato l’onestà. Andando al lavoro, mentre guidavo, mi resi conto dell’errore.
“Quest’idiota m’ha dato 4500 peso in più e devo subito ritornare al suo negozio”, mi dissi. C’era un ingorgo enorme e decisi di non tornare indietro. Ma il rimorso l’avevo dentro di me ed andai a confessarmi la domenica seguente accusandomi di aver rubato 4500 pesos senza averli restituiti. Io non prestai ascolto alle parole del confessore.
Ma sapete cosa mi disse il Signore? “Tu non hai compensato questa mancanza di carità. Per te, non era che del denaro per le piccole spese, ma per quella donna che non guadagnava che il minimo, quella somma rappresentava tre giorni di nutrimento”. Il Signore mi mostrò come ella ne soffrì, privandosi per più giorni così anche i suoi due piccoli che avevano fame.
In seguito il Signor mi fa la seguente domanda: ”Che tesori spirituali porti?”
Dei tesori spirituali? Le mie mani sono vuote!
“A cosa ti serve, aggiunse, di possedere due appartamenti, delle case e degli uffici se tu non puoi nemmeno portarmene non sarà ciò che un po’ di polvere? Che hai fatto dei talenti che ti ho dato? Tu avevi una missione: questa missione, era quella di difendere il Regno dell’Amore, il Regno di Dio”.
Sì, avevo dimenticato che avevo un’anima, così come mi potevo ricordare che avevo dei talenti; tutto questo bene che non ho potuto fare, ha offeso il Signore.
Il Signore mi parlò ancora della mancanza d’amore e di compassione. Mi parlò ugualmente della mia morte spirituale. Sulla terra, ero viva, ma in realtà ero morta. Se voi poteste vedere cos’è la morte spirituale! E’ come un’anima odiosa, un’anima amara e disgustata di tutto, piena di peccati e che ferisce tutto il mondo.
Io vedevo la mia anima che esteriormente era ben agghindata e stava bene, ma interiormente era una vera fogna e la mia anima abitava nelle profondità dell’abisso. Non è strano che fossi così acre e depressa.
E il Signore mi disse: “La tua morte spirituale e cominciata quando tu hai cessato di essere sensibile al tuo prossimo”. Io ti avvertii mostrandoti la loro miseria. Quando tu vedevi dei servizi televisivi, dei morti, dei rapimenti, la situazione dei rifugiati, tu dicevi: “povera gente, com’è triste”. Ma in realtà, ma in realtà tu non provavi dolore per essi, tu non sentivi niente nel tuo cuore. Il peccato ha cambiato il tuo cuore in pietra”.
Voi non potete immaginare la grandezza del mio dolore quando il Mio Libro della Vita si richiuse. Io avevo dispiacere per Dio, mio Padre, per essermi comportata così perchè, a riscatto di tutti i miei peccati, per la mia salvezza, di tutte le mie indifferenze e dei miei orribili sentimenti, il Signore a cercato di attendermi fino alla fine.
Mi ha inviato delle persone che ebbero una buona influenza su di me. Mi ha protetto fino ala fine. Dio mendica la nostra conversione!
Sia ben inteso, io non avrei potuto biasimarlo di condannarmi. Di mia propria volontà, io scelsi come mio padre, satana, al posto di Dio. Dopo che il Libro della Vita si richiuse, mi accorsi che mi stavo dirigendo un pozzo nel cui fondo c’era una botola.
Nel mentre vi precipitavo cominciai a chiamare tutti i Santi del Cielo per salvarmi. Voi non avete un’idea di tutti i nomi dei Santi che mi vennero in mente, a me che ero una pessima cattolica! Chiamai Sant’Isidoro o San Francesco d’Assisi e quando la mia lista finì, cadde il silenzio.
Provai allora un grande vuoto ed una pena profonda.
Pensavo che tutte le persone della terra, credevano che fossi morta in odore di santità, può essere che essi stessi s’attendessero la mia intercessione!
E guardate dove atterravo! Alzai allora gli occhi e il mio sguardo incrociò quello di mia madre. Con un grandissimo dolore gridai verso di lei: “Mamma, come ho vergogna! Sono condannata, mamma. Là dove vado, tu non mi vedrai mai più".
In quel momento una grazia magnifica le fu accordata. Ella si tendeva senza muoversi ma le sue dita si misero a puntare verso l’alto. Delle scaglie si distaccarono dolorosamente dai miei occhi: l’accecamento spirituale. Rividi allora in un istante la mia vita passata, quando un mio paziente una volta mi disse. “Dottore, voi siete troppo materialista, e un giorno voi avrete bisogno di questo: in caso di pericolo immediato, chiedete a Gesù Cristo di coprirvi del Suo Sangue, perché mai Egli vi abbandonerà. Egli pago il prezzo del Suo Sangue per voi”.
Con grandissima vergogna, mi misi a singhiozzare: “Signore Gesù, abbiate pietà di me! Perdonatemi, datemi una seconda occasione!”
E il più bel momento della mia vita mi si presenta, non ci sono parole per descriverlo. Gesù viene e mi tira fuori dal pozzo e tutte quelle orribili creature si appiattirono al suolo.
Quando mi depose, mi disse con tutto il Suo amore: “Stai per ritornare sulla terra, ti do una seconda possibilità”.
Ma precisò che non era a causa delle preghiere della mia famiglia. “E’ giusto da loro parte implorare per te. Questo è grazie all’intercessione di tutti quelli che ti sono estranei e che hanno pianto, pregato e hanno alzato il loro cuore con un profondo amore per te”.
Vidi molte luci accendersi, come delle piccole fiamme d’amore. Io vidi delle persone che pregavano per me. Ma c’era una fiamma molto più grande, era quella che mi dava molta più luce e che brillava più d’amore.
Tentai di conoscere chi fosse questa persona. Il Signore mi disse: "Colui che ti ama tanto, neanche ti conosce”. Mi spiegò che quest’uomo aveva letto un ritaglio di giornale del mattino. Era un povero paesano che abitava ai piedi della Sierra Nevada di Santa Marta ( a nord-est della Colombia). Questo pover’uomo si era recato in città per acquistare dello zucchero di canna. Lo zucchero era stato avvolto nella carta da giornale e c’era una mia foto, tutta bruciata come ero.
Come l’uomo mi vide così, senza neanche aver letto l’articolo interamente, cadde inginocchio e cominciò a singhiozzare con profondo amore. Disse: “Signore, abbiate pietà della mia piccola sorella. Signore salvatela. Se voi la salvate vi prometto che andrò in pellegrinaggio al Santuario di Buga ( che si trova nel sud-ovest della Colombia). Ma Vi prego, salvatela”.
Immaginate questo pover’uomo, non si lamentava di aver fame, e aveva una grande capacità d’amore perché si offriva di attraversare tutta una regione per qualcuno che neanche conosceva! E il signore mi disse: “Questo è amare il suo prossimo”. E aggiunse: “Tu stai per tornare (sulla terra) e darai la tua testimonianza non mille volte, ma mille volte mille volte. E sventura a quelli che non cambieranno dopo aver inteso la tua testimonianza, perché essi saranno giudicati più severamente, come te quando ritornerai qui un giorno; lo stesso per i miei consacrati, i sacerdoti, perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
Questa testimonianza , fratelli e sorelle miei, non è una minaccia. Il Signore non ha bisogno di minacciarci. E’ una occasione che vi si presenta, e grazie a Dio, io ho esperimentato ciò che è necessario per vivere!
Quando qualcuno di voi morirà e si aprirà davanti a lui il suo Libro della Vita, voi vedrete tutto quanto come io l’ho visto.
E noi tutti vedremo come siamo, la sola differenza è che noi sentiremo i nostri pensieri alla presenza di Dio: La cosa più bella è che il Signore sarà di fronte a noi, mendicando ogni giorno la nostra conversione affinché diventiamo una nuova creatura con Lui, perché senza di Lui non possiamo fare niente.
Che il Signore vi benedica tutti abbondantemente.
Gloria a Dio.